La processione dei Misteri a Sessa Aurunca (Ce) / Matteo Ricci, 2017

A Sessa Aurunca il rito senza tempo dei Misteri. Dentro la processione del Venerdì santo

Un incanto senza tempo, che si ripete ogni primavera in uno dei borghi più belli d’Italia. Così intenso da travolgere chiunque, scuotendolo dall’assuefazione della vita di tutti i giorni. L’appuntamento è alle 19.00 in punto, il Venerdì Santo (quest’anno il 30 marzo, ndr), dentro la chiesa di San Giovanni a Villa di Sessa Aurunca, nel Casertano. E i protagonisti sono loro, gli uomini incappucciati di nero, vale a dire gli affiliati all’Arciconfraternita del SS. Crocefisso che iniziano una “danza” lenta, ondeggiante. È il rituale passo chiamato “cunnulella”, eseguito mentre portano religiosamente in spalla le statue dei Misteri.

Una parentesi sacra nel calendario è la Settimana santa a Sessa Aurunca, un ciclo di riti che si è perpetuato attraverso secoli di storia. La processione del Venerdì Santo è però la più spettacolare tra i diversi eventi religiosi che animano la Quaresima e poi la settimana della Pasqua aurunca, con la sua atmosfera di attesa e commozione. Lo scenario è quello di una cittadina ricca di arte, cultura, tradizioni nel cuore della Campania felix. La sera del funesto giorno in cui è morto Cristo, un corteo di uomini con un saio e un cappuccio penitenziale, in fila per due è pronto ad esprimere il proprio dolore. Al credente non rimangono dubbi, né spazio per le domande. È assorto nella visione dei gruppi plastici dei Misteri. La passione del Cristo, dalla sofferenza nell’Orto degli ulivi alla caduta, sotto il peso della croce, traspare con maestria dai gruppi di statue in cartapesta. Lance, scalette fanno da corredo alla croce, segue su una cassa di legno il corpo martoriato del Cristo morto. Lo strazio dei Misteri è chiuso dalle statue delle tre Marie e da una folla di donne in nero che a piedi nudi confermano la loro fede e chiedono grazie.

 

Le immagini inedite di Matteo Ricci dai Misteri celebrati nel 2017

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Il santo Venerdì sessano è caratterizzato dalla fede e dal rispetto di rituali imprescindibili, come illuminare con il solo bagliore delle fiaccole e dei falò, adagiati nelle piazze, il corteo processionale. Alla base di quest’atmosfera c’è il “Miserere”, un canto di dolore, una preghiera di perdono, intonata in diversi angoli della città da tre cantori. Il culto della tradizione ha una forza inspiegabile: è il richiamo della propria terra, che suggella nell’anima uno spirito d’appartenenza a un patrimonio da amare e custodire. «La tradizione religiosa implica un prezioso gesto di consegna alle generazioni future di un patrimonio culturale da salvaguardare. La settimana Santa per Sessa è un valore custodito nel cuore e nella mente di ogni cittadino di questa terra”, sono le parole del primo cittadino di Sessa Aurunca, Silvio Sasso.

Non si può stabilire con certezza l’origine di questa manifestazione religiosa, certo è che tramanda di generazione in generazione un’armonia di suoni, immagini, fede, profumi, sacrifici che vince il silenzio dei secoli. «La processione dei Misteri come si chiama comunemente a Sessa, è stata sempre l’espressione del “civis aurunco”, appartenente cioè ad una comunità che in tale rito si esprime e si identifica» spiega Pietro Perrotta, autore del volume “La Settimana Santa a Sessa Aurunca” (Corbo Editore, 1986).

A questa cerimonia il popolo non è riuscito mai a rinunciare, neppure in tempo di guerra quando si svolse sotto i fari delle truppe alleate. Il cittadino sessano ovunque si trovi attende ogni anno di partecipare ad un evento immortale, che unisce il passato al presente e perpetua il valore della tradizione. L’emozione collettiva raddoppia quando le ore della notte indicano la fine del percorso mistico: il rientro dell’ultimo dei Misteri in chiesa suggella che un altro anno è trascorso, il rito è ormai consumato.

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