Claudio Moneta

Goku e SpongeBob mi chiamano: l’intervista telefonica di Claudio Moneta

Claudio Moneta, artista eclettico italiano, mi concede la possibilità di poterlo intervistare attraverso una chiamata telefonica. Ripercorri, insieme a me, tutte le emozioni della nostra chiacchierata e lasciati guidare alla scoperta di tante curiosità sulla voce del Saiyan dei nostri cuori e la spugna con i pantaloni più dolce di Bikini Bottom.

Ticchettio di un telefono agganciato. L’emozione colorava il silenzio. La felicità danzava nella stanza. Terminava così la mia chiamata con Claudio Moneta, attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, regista teatrale e conduttore televisivo italiano, classe 1967. Avevo appena conosciuto l’anima che si nasconde dietro la voce di SpongeBob, Goku, Barney Stinson di How I Met Your Mother, Kakashi di Naruto e di tantissimi altri nostri compagni di vita. Non ci credevo ancora. Eppure, era tutto vero. Ma conosciamo meglio Claudio.

Possiamo, senza dubbio, definirlo un artista eclettico: animato da una grande necessità comunicativa, la sua passione sta nel dialogare con l’anima altrui. Con calma però. Partiamo dalle origini.

“Trovare un momento preciso in cui esplode in me la mia voglia di comunicare è difficile… Da bambino volevo fare il cantante lirico perché mi piaceva l’opera, l’amavo molto. La mia era una passione per il teatro totale, quello in cui c’è dentro tutto: musica, azione fisica e canto. Ricordo che organizzavo spettacoli con giocattoli e pupazzi per i miei genitori e parenti. Già da piccolino avevo il teatro nel sangue. Per quanto riguarda la musica, ho studiato per un po’ chitarra classica e canto, ma non ho mai approfondito gli studi come avrei voluto. Mi avvicinai, intanto, al teatro in prosa. Mi piaceva molto, lo frequentavo costantemente da bambino, ci andavo almeno due volte a settimana. Iniziai a frequentare scuola di recitazione e avviai la mia esperienza in teatro. Soltanto in un secondo momento è arrivato il doppiaggio, una delle tante applicazioni del mestiere dell’attore. Amo comunque sempre variare, spaziare: non mi applico mai solo in una cosa, impazzisco se faccio sempre il medesimo tipo di attività! Cerco di cambiare spesso mezzo espressivo”.

Emozionare emozionandosi. Questo l’obiettivo di Claudio. Lasciare volare, libera, la sua anima. Non importa attraverso quale canale comunicativo, ciò che conta è riempire, insieme, di colori arcobaleno, la tela bianca della creatività.

Ma questo suo fuoco è stato alimentato da qualche particolare scintilla?
“Mi ha sempre affascinato una figura che oggi in pochi ricordano: Alberto Lionello. Era un attore teatrale, un bravissimo doppiatore, cantava benissimo e presentava ‘Canzonissima’ quando ero piccolo. Emblema dell’attore eclettico per eccellenza, era molto duttile ed io amavo personaggi così. Già da bambino rimasi folgorato dalla sua aura artistica. Una cosa curiosa che mi capitò fu che, una volta diventato grande, per ben due volte, indossai i suoi stessi vestiti. Quando si inscenano spettacoli teatrali, di solito, i costumi si prendono in sartorie apposite e quando uno di questi è già stato usato, sull’etichetta del costume viene scritto il nome dell’ultimo attore che l’ha indossato. Io, per ben due volte, recitai con gli abiti che avevano il suo nome. Cosi, con mia grande sorpresa, andavo in scena con i vestiti che prima aveva usato lui, il mio mito. Per me è stata una sorta di conferma che la strada fosse quella giusta”.

Oltre l’immensa passione, anche le stelle hanno voluto prendersi la loro parte di merito nella carriera di Claudio! Un segno del destino quello di ritrovarsi nei panni del suo modello ispiratore. Nel senso più letterale dell’espressione. E per fortuna che i pianeti, allineandosi perfettamente, ci hanno concesso la possibilità di poter condividere la nostra vita con un artista che fa parte del mondo di ognuno di noi. Chi non conosce SpongeBob, la spugna più simpatica e pasticciona dell’universo?! Chi non ha mai provato a trasformarsi in Super Saiyan imitando il nostro mitico Goku? Claudio, con la sua voce, fa parte della nostra quotidianità, vive nei nostri cuori, alberghi sicuri per le nostre passioni.

Ma c’è un personaggio, tra quelli doppiati, che ha un ruolo speciale nella sua carriera?
“Non posso rispondere! Chiamate il mio avvocato! (Ride). È difficile dirlo: io amo, di questo lavoro, il fatto che faccia questo lavoro, non il personaggio che interpreto. Se mi affezionassi troppo a un personaggio, morirei. E non è un’esagerazione: ci sono tanti attori che, in modo più o meno evidente, soffrono di grande depressione. Se sei troppo affezionato ai personaggi che interpreti rischi di starci male. Un grande maestro del passato, Grotowski, diceva che è importante che gli artisti entrino nel personaggio, ma è fondamentale che questi riescano ad uscirne. Per esempio, quando un attore è chiamato a recitare in uno spettacolo in tournée, inscenerà, la stessa parte, molte volte. Quando però arriva l’ultima replica, le scenografie vengono smontate una volta per tutte, sai che non indosserai mai più quei costumi, non vedrai mai più quel palcoscenico strutturato in quel modo e non indosserai più i panni di quel personaggio. È un momento molto molto dedicato. Ti si spezza l’anima. Bisogna imparare ad uscirne, con molta semplicità. Mi ripeto spesso: ‘va bene è finito questo, comincerà qualcos’altro’. Ecco perché cerco di non affezionarmi. Rischierei di legarmi a tutto quello che faccio e ne uscirei morto! Ovviamente ci sono personaggi a cui devo molto, altri, invece, mi hanno strappato tante risate. Per esempio, Barney Stinson di ‘How I Met Your Mother’ è uno di quelli che ricorderò per sempre: il cast chiamato a doppiare la serie era stupendo, capitanato da Luca Sandri, uno dei pochissimi amici intimi che ho in questo ambiente. Era un gruppo che lavorava ridendo e per questo sono molto affezionato sia al team, sia al personaggio che doppiavo io”.

Bellissima questa riflessione sul ruolo interpretativo dell’attore e doppiatore: come in tutte le cose, se ci si mette troppo sentimento, si rischia di riportare dolorose scottature. Ma arriviamo alla domanda che tutti stiamo aspettando. E Goku? Che tipo di rapporto ha Claudio con il nostro Saiyan preferito?
“Io ho ottenuto, sia nel dirigere la serie ‘Dragon Ball’, sia nell’interpretare Goku, l’eredità di Maurizio Torresan, noto al pubblico come Paolo Torrisi. Era un amico e un bravissimo artista: ho cercato di conservare lo spirito e la serietà con cui lavorava. Sento, sulle spalle, una grossa responsabilità, perché c’è un pubblico affezionato a questo prodotto e ho accettato la sfida di portare avanti questo grande progetto. Mi sono legato a Goku per questo motivo”.

Dare la voce ad uno dei personaggi più amati della storia non deve essere per nulla semplice. Ma Claudio è riuscito a farsi largo nel cuore di tutti i fan grazie alla sua immensa carica vitale, degna di un vero Saiyan. Prima del protagonista, l’artista ha doppiato anche altri personaggi del nostro anime preferito: ricordiamo, su tutti, lo storico presentatore del torneo Tenkaichi e Cooler, fratello del malvagio Freezer, uno dei villain principali della serie. L’ultimo progetto a tema Dragon Ball, a cui l’artista ha preso parte, è stato il film “Dragon Ball Super: Broly”, rilasciato nel dicembre 2018 in Giappone e nel febbraio 2019 in Italia.

“È stato interessante lavorare su questo prodotto, il tutto era diretto da Andrea Ward ed è stato bello. Mi è piaciuta tanto la nostra collaborazione: entrambi siamo direttori del doppiaggio. Prima di metterci a lavorare, è nato un grande dibattito sul nostro cooperare: entrambi abbiamo doppiato le stesse cose e diretto gli stessi prodotti. Io, in realtà, sono stato sempre molto favorevole alla possibilità di scambiare i ruoli, in quanto, se si è attori con la passione legata non alla tua gloria personale, ma all’opera finale che ne esce, il lavoro di squadra può solo che far bene. Si temeva che potessero esserci degli screzi o scontri tra noi, ma non è stato così. C’è stato un continuo costruttivo scambio di opinioni e ognuno ha aiutato a migliorare l’altro. Anche il cast è stato grandioso: abbiamo, con grande emozione, promosso il film, attraverso degli incontri con i fan alle prime visioni presso le sale di Milano, Roma, Napoli… Vedevo questo pubblico che ci chiedeva una chiacchierata, un autografo o una stretta di mano: non c’era ancora il coronavirus all’epoca! Osservavo questa massa di gente, migliaia di ragazzi, tutti in fila e pazienti. Io e i miei colleghi eravamo preoccupati! Chissà come si sono stancati, poverini! Invece loro rimanevano davanti a noi, uno dietro l’altro, alimentati dalla loro passione. Questa esperienza, per questi due aspetti, è stata veramente indimenticabile e devo molto a chi mi ha permesso di viverla”.

Noi, invece, dobbiamo molto a questi grandissimi professionisti, capaci di donarci infinite emozioni grazie alle loro inconfondibili voci. Tra i colleghi di Claudio che lo hanno accompagnato in questa magica avventura ricordiamo: Emanuela Pacotto (voce di Bulma), Gianluca Iacono (voce di Vegeta) e Mario Bombardieri (voce di Broly). Parlando con l’artista al telefono, ho avuto la possibilità di ascoltare un bellissimo aneddoto a tema Dragon Ball. Voglio condividerlo con voi.
“Una volta sono stato a fare un lavoro in Francia: dovevo recitare in un locale sulla spiaggia di Saint-Tropez. Ad un certo punto, durante la pausa, vado in cucina per mangiucchiare qualcosa e c’erano dei ragazzi francesi che mi fissavano. Erano riusciti a sapere, ancora devo spiegarmi come, che io fossi il doppiatore di Goku in Italia. Erano talmente legati alla serie che la loro passione si traslava su di me, senza mai aver sentito Goku doppiato in italiano. È stata una soddisfazione grandissima! È come se facessi parte di quella grande famiglia che si chiama Dragon Ball”. Claudio è uno dei doppiatori storici della serie, impossibile non affezionarsi alla sua arte per noi fan. La quantità e qualità dei personaggi interpretati in questo anime sottolineano l’immensa bravura dell’artista, capace di trasmettere emozioni indossando i panni di diversi protagonisti senza battere ciglio.

Che cosa prova invece il bravo attore quando realizza di essere compagno di infanzia e del presente di ognuno di noi?
“È una vera gioia per me. Questo lavoro lo fai per comunicare, per questo preferisco essere eclettico come artista. Il mio piacere più grande sta proprio nel condividere. Nel doppiaggio non si ha immediato feedback poiché lavori solo in una stanza al buio. Ci sei soltanto tu e la tua voce. Si avverte di più l’emozione trasmessa all’altro nel teatro: qui c’è un pubblico che ti ama o meno. Un riscontro come quello di cui mi parli è emblema che la strada è giusta e che qualcosa di ciò che ho voluto comunicare, bene o male, è arrivato. Ovviamente va bene anche quando ottengo, come risposta, una critica: è comunque segno che ho bucato il diaframma che c’è tra me e chi ascolta. Mi capita di ricevere un grande affetto, quando, per esempio, recito in teatro. Ogni volta che finiamo lo spettacolo, Corrado Tedeschi, mio collega e amico, ringrazia tutti gli attori che si sono esibiti e quando arriva il mio turno mi presenta, al pubblico, come voce di SpongeBob o Goku. E allora vedi la reazione di tutti coloro che assistono allo spettacolo con un applauso o una risata ed è sempre una gioia bellissima. È come ricevere un forte abbraccio intimo”.

Credo che la soddisfazione più grande, per chiunque cerchi di esprimere sé stesso in qualsiasi forma artistica, sia smuovere qualcosa nell’altro. Ed è difficile rimanere immobili davanti alla carica passionale che Claudio investe in ogni sua creazione. Concludo raccontandovi l’incredulità del piccolo Lorenzo che, come nei suoi più felici sogni, quelli da cui ti risvegli con il sapore di un sorriso sulle labbra, ha visto materializzarsi, proprio davanti a sé, il suo abitante del mare preferito ed il Saiyan che lo accompagna da sempre. Non me ne vogliate, ma io ho visto SpongeBob: era proprio vicino a me, sul mio letto, tra la scrivania ed il mio noioso comodino. Non me ne vogliate, ma io ho visto Goku, mi sedeva accanto, sorridente più che mai. Io, Lorenzo, venivo salutato dalla mia spugna del cuore. Io assistevo, in diretta, al lancio della kamehameha del mio eterno eroe. Io ricevevo l’abbraccio di Claudio. E rispondevo stringendo forte. Quanto? Tanto quanto la potenza dell’onda energetica di Goku, tanto quanto basta a far perdere alla parola “distanza” quel suo maledetto significato.

Lorenzo Santaroni

“Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.”

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