Il gruppo dei relatori al Forum sull'economia circolare organizzato da Uniclam a Cassino

Il nostro Forum con Uniclam sull’economia circolare a Cassino, è solo l’inizio

Ristrutturare i modelli produttivi nel segno della rigenerazione ambientale, migliorare i nostri comportamenti per vincere la sfida per il clima. Sono temi di grande attualità, che tengono insieme le mobilitazioni ispirate da Greta Thumberg, la scena politica internazionale e gli sforzi d’innovazione in campo industriale. Ma come fare? Quali sono i costi per affrontare un’azione di questo tipo? Quali i pro e i contro? Sono le domande intorno alle quali ha ruotato il primo “Forum sull’economia circolare in Ciociaria” organizzato nell’ambito di Unicittà: l’evento che promuove ogni anno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale per condividere con il territorio le ricerche e le visioni maturate all’interno dei propri dipartimenti e laboratori.

L’intervista a Francesco Ferrante, docente di Uniclam

A inaugurare le tre giornate di Unicittà martedì 22 ottobre è stato, appunto, il confronto fra rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e docenti intervenuti nella Sala Restagno del Municipio di Cassino alla presenza del sindaco Enzo Salera, dell’assessore alle politiche sociali Luigi Maccaro e del consigliere Riccardo Consales impegnato da tempo, anche in qualità di ex-assessore cittadino all’ambiente, nello sviluppo dei servizi ambientali. In apertura del Forum, che Cassinogreen ha contribuito a organizzare, si sono susseguiti Giulia Orofino, delegata del Rettore per la diffusione della Cultura, Enrica Iannucci che dirige il Dipartimento di Giurisprudenza e Sebastiano Gentile, direttore del Dipartimento di Lettere. È stato poi Francesco Ferrante, prorettore e docente del Dipartimento di economia e giurisprudenza, ad entrare nel merito: «La crisi ambientale che stiamo vivendo non è nata negli ultimi anni ma ha origini nel ‘700, quando a seguito dello sviluppo industriale i Paesi del mondo si sono concentrati solo sulla crescita. Per superarla – aggiunge – serve una rivoluzione etico-culturale, che porti a capire come tutto abbia effetti sull’ambiente e come le prime vittime di questa crisi siano i più poveri». Già ma come uscirne? Innanzitutto, ha spiegato l’economista, modificando i nostri modelli culturali: «Credere nell’inesauribilità delle risorse è stato ed è ancora oggi l’errore più grande che la società commette». Per questo occorre passare dal modello lineare a quello circolare trasformando gli scarti in nuova materia prima in modo e abbattendo la produzione di rifiuti.

Un concetto chiaro ai relatori che hanno raccontato, nel panel coordinato da Marco Fratoddi, docente di Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere, come questo principio animi altrettante imprese che si sono distinte nel territorio ciociaro proprio per il forte investimento, in tempi più meno recenti, nell’economia circolare. A partire da Francesco Borgomeo, presidente di Saxa Gres, che l’anno scorso ha rilevato l’Ideal Standard di Roccasecca (Fr), impedendo il licenziamento di 300 operai e riconvertendo l’originaria produzione di articoli sanitari in piastrelle stradali realizzate con materiali di recupero: «Di fronte a una grande crisi c’è sempre una grande opportunità» ha spiegato al pubblico, composto in larga parte da giovani, che gremiva la sala. Borgomeo ha ricordato anche la storia dello stabilimento di Saxa Gres ad Anagni, sede originaria del gruppo, ricavata dalla “rigenerazione” dell’azienda Marazzi che produceva sampietrini e porcellanato, salvata anche in questo caso dalla chiusura immettendo nel ciclo di lavorazione gli inerti provenienti dal termovalorizzatore di San Vittore del Lazio: «Ad Anagni la fabbrica era rimasta ferma per due anni, avevano scartavetrato i muri e portato via tutto. Farla ripartire è stato molto difficile, ma ci siamo riusciti cambiando il paradigma». Oggi la Saxa Gres, che comprende anche un impianto a Gualdo Tadino, in Umbria, si basa per intero su questa filosofia: «Non prendo più, non consumo la natura, non trasformo le materie prime, ma vado a prendere i rifiuti. I rifiuti diventano la miniera, la cava per le industrie».

L’intervista a Francesco Borgomeo

Un approccio che appartiene anche dalle altre aziende che hanno partecipato al Forum facendo dell’economia circolare, già prima che questo concetto diventasse “popolare”, la propria base. Basti pensare alla Reno De Medici di Villa Latina, sempre nel Frusinate, primo produttore in Italia e secondo in Europa nel campo del cartoncino riciclato: «Le nostre materie prime sono ritagli e sfridi di lavorazione recuperati da produttori e trasformatori della carta, come giornali e riviste, ma anche il materiale che deriva dalla differenziata urbana, recuperata dai cittadini che risiedono spesso nelle zone circostanti gli stabilimenti» ha spiegato Fabrizio Indelicato, Sustainability & Risk Manager dell’azienda. Sul totale dei materiali consumati, ha esposto il dirigente, il 98% diventa cartoncino, l’84% è rinnovabile e il 62% deriva da carta da macero. «Ma facciamo del “riciclo” la parola d’ordine di tutte le fasi della produzione, non solo per quanto riguarda il materiale cellulosico, per esempio avendo particolare cura del ciclo dell’acqua e recuperando, attraverso delle tecnologie molto complesse, dallo scarto “pulper” anche della plastica pulita». Un’altra impresa che ha lavorato pionieristicamente in questa direzione è Itelyum, nome acquisito lo scorso anno dalla Viscolube, specializzata a livello internazionale nella rigenerazione di lubrificanti industriali, solventi e residui chimici. Nel complesso il gruppo arriva all’85% di circolarità nei materiali trattati dall’intero gruppo che comprende 15 siti operativi in tutta Italia e serve ventimila clienti in circa 60 paesi con un saldo ambientale importante visto che riesce a risparmiare all’atmosfera 700.000 tonnellate di CO2.. E un fiore all’occhiello dell’intero sistema, come ha spiegato Stefano Gardi, responsabile per la sostenibilità del gruppo, sta proprio nello stabilimento di Ceccano dove operano 60 persone trattando 60mila tonnellate l’anno di olii usati che diventano 40mila tonnellate di basi lubrificanti, 7.000 di bitume, 4.000 di gasolio e anche 6.000 di acqua depurata. «La grande risorsa di questo successo sono le persone che lavorano nello stabilimento, la loro passione e competenza – ha detto Gardi – Senza di loro nulla di tutto questo sarebbe possibile».

A Patrica, poco lontano, è arrivata infine lo scorso anno Novamont, a integrare questo distretto dell’economia circolare, vale a dire l’impresa italiana leader su scala mondiale in fatto di bioplastiche derivate da fibre vegetali: «Noi viviamo in un mondo di plastica – ha detto Emilio Mazza, direttore dello stabilimento – Pensiamo ad esempio ai vestiti che indossiamo, alle sedie su cui siamo seduti…». La plastica, del resto, ha tanti vantaggi e un solo, grande svantaggio, quello di essere “immortale”. Per questo Mazza ha spiegato l’obiettivo che si prefigge Novamont: «Fare in modo che quando questo materiale arrivi a fine vita, possa diventare biodegradabile». Un percorso che ha portato, appunto, alla sintesi nei primi anni Novanta, da parte di Katia Bastioli, oggi amministratrice del gruppo, del Mater-bi: la plastica da biopolimeri derivati dal mais di cui a Patrica si producono da questo ottobre 40mila tonnellate l’anno, occupando 90 persone, che si aggiungono alle 50mila tonnellate prodotte nello stabilimento Novamont di Terni, utili a realizzare shopper, stoviglie, bottiglie in materiale compostabile. Un’alternativa a basso impatto, insomma, alla plastica usa e getta, quella realmente dannosa per l’ambiente e la salute. Per di più lo stabilimento di Patrica deriva dalla riconversione di un impianto della Mossi & Ghisolfi che originariamente produceva Pet, vale a dire una plastica di vecchia generazione, derivata dal petrolio.

L’intervista a Stefano Gardi di Itelyum (altre interviste in arrivo)

Il Forum è stata l’occasione anche per riflettere su come si comunica l’economia circolare, un aspetto sul quale ha detto la sua, con un brillantissimo intervento, Giovanni De Feo: professore d‘ingegneria ambientale all’Università di Salerno, detentore del premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno 2018”, che ha spiegato quale sia il peso reale di un rotolo di carta igienica: «Quasi due quintali se consideriamo che per essere prodotto sono stati consumati millecinquecento litri d’acqua – ha spiegato De Feo – e che originariamente era un albero». Spiegarlo ai giovanissimi di tutta Italia, tramite la campagna Greenopoli, è la grande scommessa di Giovanni De Feo che utilizza un linguaggio avvincente anche a base di rap, come quello in cui si è esibito: «Ambiente, ambiente, tutto ciò che ci circonda | attento a quel che fai, sei come una fionda | ogni nostra azione produce qualche danno | chi dice il contrario ti prende con l’inganno». Un rapporto, quello con i più giovani, sul quale è tornata anche Filomena Rossi, dirigente dell’istituto alberghiero di Vairano Patenora, protagonista insieme a un gruppo di studenti del Forum con una squisita “merenda riciclona” e a filiera corta: «Utilizziamo stoviglie compostabili e il più possibile prodotti locali che derivano dalla Terra di Lavoro, dall’Alto Casertano e dalla Ciociaria, nel segno della filiera corta e della qualità alimentare, valori che vogliamo trasmettere ai giovani che frequentano il nostro istituto e al territorio in cui agiamo», ha precisato.

Poi il contrappunto di Francesco Ferrante (curiosamente omonimo, a proposito di circolarità, del docente che aveva aperto il convegno), vice presidente del Kyoto club e direttore del festival Circonomia che si tiene nelle Langhe, in Piemonte, il primo evento dedicato in Italia alle esperienze e agli scenari dell’economia circolare: «Oggi solo il 2% di ciò che viene riciclato è riutilizzato ma cambiare modello è possibile, anzi molte realtà come quelle che abbiamo ascoltato oggi e che presentiamo nel nostro festival lo stanno già facendo. D’altro canto è l’unica via per salvare la Terra dall’inquinamento e rendere competitive le nostre imprese. Le vere difficoltà sono innanzitutto di natura politica visto che non c’è compattezza nell’affrontare la crisi ambientale».

Una compattezza che emerge, invece, nella città di Cassino dove il sindaco Enzo Salera, nei saluti conclusivi, ha sottolineato la centralità di questi temi per l’amministrazione accogliendo l’invito a proseguire il confronto per fare della città la “capitale” dell’economia circolare in Ciociaria. I presupposti, d’altro canto, ci sono visto l’impegno con la cittadinanza nella differenziata che ha ricordato Riccardo Consales e le esperienze d’impresa virtuose presenti nel territorio comunale, come il ristoro plastic-free, biologico e tipico “La Tana” di cui ha raccontato il progetto Paola Lucchetti o l’attività di “La mia energia”, un’impresa diretta da Francescantonio Della Rosa che si occupa di riciclare i pannelli solari a fine vita. «A conferma che da queste parti l’economia circolare è già realtà – ha detto Marco Fratoddi – e merita una narrazione adeguata anche per dare ai giovani un terreno di radicamento e d’identificazione per il futuro che li renda orgogliosi di rimanere nei propri luoghi d’origine anche dopo gli studi».

Hanno partecipato al servizio, oltre all’autrice dell’articolo, Elisa Carbone (Instagram), Matteo Ricci (Fotografie e video), Anastasia Verrelli (Interviste e segreteria organizzativa del Forum per Cassinogreen)

L'autore

Aurora Campopiano
Aurora Campopiano
Ciao a tutti, mi chiamo Aurora e studio filologia moderna all'università di Cassino. Mi piace leggere, scrivere e scoprire sempre cose nuove.

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