Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto a Catania

Il “Terzo paradiso” di Pistoletto a Catania. Un inno al recupero di materia

Il maestro Michelangelo Pistoletto
Il maestro Michelangelo Pistoletto

Bottiglie, cannucce, sacchetti, flaconi e diversi materiali da imballaggio, attaccati fra loro attraverso una cima lunga 80 metri. Non è l’inferno ma il “Terzo Paradiso”: il progetto artistico presentato dal maestro Michelangelo Pistoletto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2005 e appena sbarcato a Catania.

L’opera, infatti, è stata inaugurata l’8 giugno nel quadro della Giornata mondiale dell’ambiente celebrata, come ogni anno, il 5 dello stesso mese. Ma la sua creazione era cominciata già durante le settimane precedenti, quando gli studenti dell’Accademia di Belle Arti e altri cittadini del capoluogo etneo avevano partecipato alla raccolta di plastica nelle acque e lungo i litorali proprio per rendere possibile questa installazione dal messaggio ecologista, promossa dalla fondazione Oelle Mediterraneo antico. Infine l’opera, formata da due cerchi ricongiunti da un terzo centrale, a comporre il simbolo dell’infinito, è stata inaugurata presso la Passeggiata del Molo Foraneo di Levante nel porto di Catania e collocata in acqua sopra una piattaforma di 800 metri quadri, dove sarà visibile fino al 30 giugno. “L’opera è simbolica – ha detto Pistoletto ai microfoni del TgR Sicilia, che ha documentato l’evento – ma è stata fatta un’azione: sottrarre al mare queste plastiche”

Ma che cosa ha ispirato l’artista biellese, fra i maestri internazionali dell’arte povera? L’impatto devastante, appunto, degli oggetti usa e getta in plastica sulla natura. Basti dire che ogni anno 570mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che nel 2050 nell’area mediterranea si quadruplicherà.

I numeri dell’ultimo report presentato dal Wwf parlano chiaro: l’Italia ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. Il turismo allo stesso modo è parte del problema e “parte lesa”: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi, ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti. In Italia i rifiuti plastici marini impattano non soltanto sull’accoglienza dei bagnanti, ma anche su pesca e su tutti gli settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo. Le attività che si svolgono lungo le coste sono responsabili della metà della plastica riversata in mare. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare.

Un'infografica del report del Wwf sulla plastica in mare
Un’infografica del report del Wwf sulla plastica in mare

«Il meccanismo di gestione della plastica è decisamente guasto: i Paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare – Donatella Bianchi, presidente del WWF – Il cortocircuito sta nel fatto che, mentre il costo della plastica è estremamente basso, quello della gestione dei rifiuti e dell’inquinamento ricade quasi totalmente sulla collettività e sulla natura. Tutti i Paesi dovrebbero rivedere la catena del riciclo di vita della plastica, ridurre drasticamente la produzione e il consumo della plastica e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo in cui la plastica non venga sprecata».

La fondazione Oelle Mediterraneo Antico, che promuove e sostiene il progetto di Pistoletto sta, quindi, cercando di mettere in pratica la revisione di questo processo e i lanciare un messaggio a favore del recupero di materia. Spiega così la presidente della stessa fondazione, Ornella Laneri: «Puntiamo a rilanciare la ricchezza culturale, i valori  storici, sociali e ambientali del territorio italiano, a partire dalla Sicilia dove noi operiamo. Siamo convinti che il linguaggio dell’arte contemporanea sia il più adatto per accendere i riflettori sulle grandi questioni ambientali che oggi devono essere al centro della responsabilità sociale d’impresa, dell’azione delle istituzioni e della coscienza collettiva, in particolare dei giovani».

Leggi il rapporto del Wwf sulla plastica in mare

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