Francesco Giorgino, conduttore del Tg1

Francesco Giorgino racconta la Comunicazione al tempo del Coronavirus

Qual è la differenza tra comunicazione politica e quella istituzionale? Quanti sono e quali sono gli emittenti del messaggio? Quali sono gli errori? Qual è il messaggio? Quali sono i canali? A queste e a   molte altre domande ha cercato di rispondere il noto giornalista politico e conduttore del Tg1 Francesco Giorgino, docente di Comunicazione e Marketing presso l’Università Luiss e Direttore del Master di secondo livello in Comunicazione e Marketing politico- istituzionale delle Luiss  School of Government, ieri in un video Seminario in collegamento con  l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale, organizzato dal prof. Maurizio Esposito e dal prof. Lucio Meglio.

Francesco Giorgino durante il Seminario.
Francesco Giorgino durante il Seminario

Alla presenza di più di 200 persone connesse, Giorgino ha spiegato questo difficile momento, partendo dalla definizione di “Giornalismo Scettico”, di cui si è fatto promotore, un tipo di giornalismo che si pone delle domande e non si limita a raccontare i fatti. Questo è, a suo avviso, l’approccio giusto per analizzare una società complessa come la nostra, nella quale, appunto, anche la comunicazione è sempre più complessa. E gli eventi degli ultimi tempi ce lo confermano.

Francesco Giorgino, prima di entrare nel merito della questione della Comunicazione ai tempi del coronavirus, ha fatto un’importante distinzione tra comunicazione politica ed istituzionale: «La prima è il processo o lo spazio in cui si scambiano contenuti di interesse pubblico prodotti da vari attori, che possono essere politici e non – ha detto – la seconda è, invece, un tipo di comunicazione che tende a raggiungere degli obiettivi, quali far conoscere le normative, illustrare le attività delle istituzioni, favorire l’accesso a servizi.».

Ora, in un momento di crisi come la nostra, con la pandemia del Coronavirus da eliminare, si è creata una situazione per cui la comunicazione istituzionale si è confusa con quella politica.

«Non si deve parlare però solo di comunicazione della crisi, ma anche di crisi della comunicazione» secondo Giorgino. E ancora: «Questo fa sì che chiaramente non sempre si riescano a raggiungere gli obiettivi.».

I protagonisti della comunicazione di emergenza o, per meglio dire, gli emittenti di essa, sono in tanti e li conosciamo tutti: il presidente del Consiglio, i vari ministri, i governatori delle regioni e il presidente della Repubblica, i quali, fin dall’inizio, spinti da interessi diversi, hanno dato direttive a volte contrastanti. «Di fronte ad una situazione di questo tipo» -ha sottolineato il giornalista – «ho potuto notare la presenza di due dinamiche: da una parte la centralizzazione nella gestione del problema e dall’altro tendenze federaliste e municipalizzate da parte di governatori e sindaci.  Anche questo ha però generato un effetto di disorientamento».

Un ulteriore protagonista della comunicazione della crisi è stato il capo della Protezione Civile Borrelli che, dall’inizio della fase 1 della pandemia, ha creato uno spazio per trasmettere agli italiani il Bollettino del Coronavirus.  Questo è avvenuto, ha detto lo stesso professore, per garantire una maggiore chiarezza e maggiore trasparenza nell’informazione, ma si è prodotto anche un effetto contrario. L’appuntamento ha fatto anche crescere ansia e paura negli Italiani: sappiamo bene, infatti, che il Bollettino della Protezione Civile per molti è diventato “Bollettino di Guerra”.

Guerra è una parola, poi, su cui si è soffermato a lungo il giornalista, sottolineando che questo è un termine che è stato a lungo criticato nel suo utilizzo attuale. Egli ha chiesto: «Il termine guerra indica qualcosa da combattere di diverso da noi, ma siamo sicuri che il virus sia qualcosa di “altro” rispetto a noi?».

Sempre Giorgino, però, ha ammesso che l’utilizzo della parola “guerra”, rende più facile la trasmissione del messaggio, poiché si tratta di un termine fortemente evocativo, d’altronde lo stesso presidente del consiglio Conte l’ha più volte usato nelle sue apparizioni.

Una delle slide usata da Francesco Giorgino durante il Seminario
Una delle slide usata da Francesco Giorgino durante il Seminario

Un altro punto interessante che è stato messo in evidenza è stato il fatto che il presidente del Consiglio in questo periodo è apparso ben 22 volte all’interno dei palinsesti televisivi, con lo scopo di collegarsi direttamente con gli Italiani, in un orario che, il più delle volte, era quello delle 20.15- 20.20 circa, «con lo scopo di aumentare la rilevanza del messaggio». Ad apparire nelle trasmissioni televisive non sono stati solo i politici, ma anche i numerosi virologi, infettivologi e scienziati vari, come Roberto Burioni, ospite fisso alla trasmissione “Che tempo che fa”, Ilaria Capua, Giuseppe Ippolito, Giovanni Rezza e molti altri la cui credibilità è attualmente in crescita anche grazie alla notorietà che essi hanno acquisito.

Da questa analisi che il giornalista ha fatto della comunicazione italiana, è apparso chiaro che ci sono degli aspetti contradditori in essa e che il suo messaggio non è sempre chiaro, basti pensare alla confusione generata dalle autocertificazioni o dal termine “congiunti” o al fatto che gli adolescenti sono stati trascurati. Nonostante questo, però, Giorgino ha concluso che tale messaggio è stato performante, perché comunque le persone sono rimaste a casa, rispettando le direttive del governo.

Aurora Campopiano

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