Un momento dell'incendio alla Mecoris di Frosinone (Fonte: https://youtu.be/EOch7a3SrNY)

Mecoris, ancora indagini. I Medici di famiglia per l’ambiente: «Cosa abbiamo respirato?»

Secondo l’associazione Medici di Famiglia per l’ambiente di Frosinone il giorno dopo l’incendio della Mecoris le centraline della rete Ancler, posizionate nelle diverse zone della città, hanno rilevato dati estremamente preoccupanti sulla qualità dell’aria. La situazione degli sette giorni precedenti l’incendio era stata pressoché accettabile con valori che di rado superavano quelli di tolleranza. Tuttavia è stato evidente l’innalzamento del particolato nella giornata del 24 giugno, con picchi superiori ai 100 µm/m3 nelle centraline di Corso Lazio e via XX Settembre, a significare che non c’erano state distinzioni tra la parte bassa e alta della città.

Picchi di sforamento (valore di tolleranza UE: 50 µg/m³ – OMS: 25 µg/m³)

Madonna della Neve: 136 µg/m³ ore 09:13
Villa Comunale: 77 µg/m³ ore 09:00
Via Adige: 92 µg/m³ ore 09:05
Via XX Settembre: 186 µg/m³ ore 06:41
Via Fosse Ardeatine: 79 µg/m³ ore 09:18
Via Fonte Corina: 158 µg/m³ ore 08:29
Corso Lazio: 216 µg/m³ ore 08:10

«Il problema si sarebbe dovuto affrontare all’istante. Ancora non sappiamo cosa sia stato bruciato in quella fabbrica, che cosa abbiamo respirato in quei giorni – ha spiegato a Cassinogreen il dottor Giovambattista Martino, membro dell’associazione dei medici – Il dato oggettivo è che nel cielo c’era una gigantesca nube nera e sicuramente non era stata prodotta da semplice carta. Di certo avrebbe aiutato sapere almeno quali fossero i materiali bruciati. Si sarebbero prese più precauzioni. Da temere ancor di più è l’incoscienza e l’imprudenza. In un paese già martoriato dal cancro, la conoscenza aiuterebbe ad aumentare la prevenzione e a diminuire le conseguenti malattie. A preoccuparci è soprattutto la situazione dei bambini».

I medici di famiglia per l'ambiente di Frosinone
I Medici di famiglia per l’ambiente di Frosinone. Al centro il dottor Giovambattista Martino

Analizzare ora i dati sulla qualità dell’aria, anche se importante, è poco significativo: il danno, ribadisce Martino, ormai è fatto e i cittadini hanno già respirato quello che non avrebbero dovuto. L’associazione si è detta preoccupata anche per le ultime giornate caratterizzate dall’escursione termica che causerà una vera e propria “cappa” impedendo il ricircolo di aria. Mentre il sindaco, Nicola Ottaviani, ribadisce quali siano le precauzioni che è ancora utile applicare: «La situazione sta tornando alla normalità, come riportato anche dai dati diffusi dall’Arpa – si legge nel comunicato dell’Amministrazione – Sui 20 rilevamenti effettuati, solo uno appare non in linea con il valore di tolleranza che si attesta su 50 µg/m³. In particolare, è opportuno, ancora per qualche giorno, chiudere le finestre e limitare gli impianti di areazione nella fascia oraria compresa tra le 6.30 e le 9 del mattino, evitando l’esposizione alla luce solare, soprattutto per le persone anziane, per i bambini, le donne in gravidanza e quanti risultino affetti da patologie cardiovascolari e neurologiche. Rimangono in piedi, inoltre, i divieti di coltivazione e di pascolo, nell’area circoscritta a due km di raggio dal luogo dell’incendio, fino al giorno 9 luglio».

Il sito della Mecoris nel frattempo ancora non funziona. A partire da oggi sono previsti nuovi sopralluoghi e i vertici di Vigili del fuoco e gli investigatori sono stati incaricati dal procuratore De Falco di chiarire quanto è successo. Il team di specialisti tornerà sul luogo dell’incendio per ricostruire i fatti. Arriverà anche il Nucleo investigativo antincendi da Roma. L’ipotesi del dolo sembra quasi certa ma la squadra mobile e il Nipaaf (Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale) vogliono verificare tutti gli elementi: video registrati dalle telecamere di videosorveglianza, dichiarazioni rilasciate dei testimoni, documentazione sui rifiuti.

Il sito della Mecoris di Frosinone su Google Maps
Il sito della Mecoris di Frosinone su Google Maps

Sul caso ha preso posizione anche Legambiente dichiarando che l’obiettivo è capire come evitare che altri roghi, nella martoriata Valle del Sacco come altrove, affinché non continuino a divampare compromettendo la salute delle persone e degli ecosistemi. Ma afferma che un fatto è certo: il ciclo dei rifiuti, in troppe regioni italiane, è al collasso e il Lazio rappresenta una di queste. Infatti tra la differenziata che fatica a decollare per quantità e qualità (soprattutto nella Capitale), i siti di stoccaggio perennemente stracolmi e perciò così vulnerabili al fuoco, gli impianti di riciclaggio che mancano, il tentativo di rispondere all’emergenza ricorrendo a soluzioni sbagliate e anacronistiche, i nodi di una pessima gestione che viene da lontano stanno drammaticamente venendo al pettine.

Occorre quindi applicare una visione sistemica del problema rifiuti, che ci allontani in fretta da un insostenibile flusso lineare, capace soltanto di alimentare un’altrettanto insostenibile dissipazione di risorse ed energia. Traghettando l’economia verso percorsi circolari virtuosi, dove viene meno l’idea stessa di rifiuto per far posto alla riduzione, al riuso, al recupero e al riciclo.

L'autore

Anastasia Verrelli
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Avida esploratrice della vita, le caratteristiche che più mi distinguono sono la curiosità e l’ambizione, che mi spingono sempre a dare il meglio e a scovare la verità.

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