Una vista di Vicalvi, Frosinone (Foto di Venusia Riggi)

Misteriosa, ammaliante Vicalvi. Una bellezza da salvare

In un luogo fiabesco, fra colline verdeggianti e alberi d’ulivo si erge in tutto il suo splendore il castello di Vicalvi. Arroccato su una collinetta a circa 600 metri di altitudine e circondato da ben tre cinte murarie, si trova in una posizione strategica. Fu probabilmente costruito nell’alto Medioevo e la sua funzione era quella di supervisionare l’intera Valle di Comino garantendole protezione grazie anche alla difesa naturale svolta dai contrafforti degli Appennini che si innalzano sontuosi alle spalle del castello.

L'architetto Diego Mammone
L’architetto Diego Mammone

Facilmente visibile dai paesi limitrofi è famoso per la croce rossa dipinta con il minio sull’imponente muro, diventata ormai segno distintivo della fortezza vicalvese. Sono molte le leggende che ruotano attorno ad essa. La croce è stata dipinta dalle truppe tedesche durante la seconda Guerra Mondiale. Ciò stava a significare che il castello, da complesso difensivo era stato trasformato in un ospedale da campo e questo faceva sì che la roccaforte non venisse bombardata. «La verità – spiega l’architetto Diego Mammone, studioso e appassionato di questi luoghi – è che nel castello non fu mai costruito alcun ospedale e la scelta dei tedeschi di dipingere la croce fu puramente dettata dall’astuzia. A confermare questa tesi sono state le testimonianze dei cittadini che hanno vissuto in quel periodo. Le truppe, infatti, utilizzavano il castello come riparo e deposito delle armi e attraverso la croce si assicurarono che non venisse bombardato. Grazie a questo espediente il castello non fu distrutto e possiamo ancora oggi ammirarlo in tutta la sua magnificenza».

La fortezza, oltre ad avere una struttura architettonica importante, rappresenta per il Lazio uno dei maggiori e meglio riusciti esempi di “incastellamento” inglobato nel tessuto urbano. Il borgo, ormai abitato da poche persone, è ben conservato. È un luogo antico e affascinante di grande impatto scenografico. Tra i vicoli si erigono numerose casette in pietra una attaccata all’altra, si respira un’atmosfera medievale e una cultura d’altri tempi. Questo luogo incantato però è avvolto da non pochi misteri. Gli abitanti, soprattutto i più anziani, raccontano del castello come di un luogo magico, che racchiude tanti segreti.

Cercando la “signora incatenata”

Uno di questi è la famosa “Vergine nera”. All’interno della roccaforte, infatti, possiamo ammirare l’affresco del paesaggio che ritrae il lago di Posta Fibreno così com’era nell’antichità e di fianco quello seicentesco della “Madonna nera” con il bambino in braccio e accanto San Giovannino, San Sebastiano e San Rocco protettore della peste. La maggior parte dei cittadini crede che la Vergine sia stata ritratta con il volto nero per motivi mistici ancora oggi sconosciuti. «Il dipinto però non vuole rappresentare alcuna Madonna Nera –spiega ancora il professor Mammone – semplicemente avrebbe bisogno di un urgentissimo restauro. Il volto della Vergine infatti è diventato scuro a causa delle muffe e degli agenti atmosferici».

A rendere il luogo ancora più mistico è la famosa leggenda della “signora incatenata” meglio conosciuta come la Castellana. Alejandra Maddaloni, è questo il nome della bellissima fanciulla, protagonista della leggenda. Consorte di un nobile d’origine spagnola, risiedeva nel castello assieme a suo marito. Ma l’uomo era spesso impegnato nelle imprese belliche contro gli angioini e per lunghi periodi si allontanava da Vicalvi. Così la donna cominciò a consolarsi con giovani e aitanti forestieri promettendo loro una notte d’amore e di passione. Alejandra era dotata di una bellezza indescrivibile e ammaliava le sue vittime che cadevano fra le sue braccia. Resisterle era un’impresa impossibile.

Ad ogni amante però lo aspettava un tragico destino. Superata la notte, infatti, la Castellana incaricava il suo servo di uccidere l’uomo con il quale aveva giaciuto affinché fosse eliminata ogni traccia del suo tradimento. I corpi degli amanti venivano seviziati brutalmente e gettati lontano dal castello. Con il tempo, cominciarono a girare alcune voci in seguito al ritrovamento di diversi cadaveri. Così il marito, dopo aver appurato che le maldicenze in realtà corrispondevano al vero, sopraffatto dall’ira incatenò e murò viva Alejandra in una delle torri. Una morte brutale che legò per sempre lo spirito della donna al castello vicalvese.

Dopo la sua morte, furono numerosi gli incidenti nei pressi della fortezza. Giovani morti prematuramente, precipitati dalle torri o dalle mura di cinta per cause sconosciute. Gli abitanti hanno sempre attribuito quegli avvenimenti alla “Signora incatenata” che aveva sete di vendetta. Ancora oggi sono numerose le persone, soprattutto i giovani che affermano di aver “sentito” o addirittura visto la Castellana aggirarsi sulle mura. Tutti conoscono la leggenda, diversi dichiarano di aver “sentito” la presenza della donna più volte. Superstizioni o meno, che il castello di Vicalvi sia avvolto dal mistero non è certo una novità. Ed è proprio questo mistero, oltre all’imponente architettura della fortezza che spinge i più curiosi a visitarlo.

Purtroppo al momento non è possibile effettuare un giro turistico del castello. E gli abitanti di Vicalvi si mostrano rammaricati per questo: «Abbiamo uno dei castelli più belli dell’intera Valle ed è abbandonato a se stesso – afferma Federico, un ragazzo del posto – Avrebbe bisogno di un restauro, di una maggiore manutenzione e soprattutto di una guida turistica. Sono molti i turisti che vorrebbero visitarlo, il Comune dovrebbe attivarsi per sfruttare al meglio le ricchezze del nostro paese, siamo stanchi di false promesse». Vicalvi d’altro canto ha un forte senso civico, come dimostra la determinazione dei giovani che vogliono vedere migliorare le condizioni del proprio paese, ne conoscono a memoria la storia e la tramandano orgogliosamente. L’auspicio è che l’amministrazione comunale li sostenga facendo conoscere a tutti questa piccola realtà fiabesca, ricca di segreti e misticismo.

 

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Nota dell’autrice

Alcuni luoghi ci parlano. Ci raccontano della nostra infanzia,

                                                         di com’era bello scorrazzare liberi, tanto si sa che lì non sarebbe potuto capitarti nulla di male. Ed è strano come in qualche modo,

                                                           li porti sempre dentro e in qualunque posto tu possa andare…

Quello rimarrà sempre e comunque il tuo luogo preferito.

Venusia Riggi

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Sono convinta che l'informazione sia il mezzo più potente che si possa utilizzare per migliorare la società in cui viviamo. Sono molto curiosa e sempre alla ricerca della verità.

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