A Isernia si riscopre la lavorazione del tombolo. In alto le merlettaie davanti alla Fontana Fraterna.

Isernia, in Molise, può essere definita a buona ragione la città del merletto a tombolo, noto qui come “pizziglio”. Risale, infatti, al 1503 la presenza nel territorio pentro di questa lavorazione, dal latino tumulus con riferimento al cuscino d’appoggio. Attualmente, assistiamo alla rinascita di questa antica tradizione e sono molte le donne che hanno ripreso a lavorare merletti nelle loro case. Proprio all’arte del Tombolo di Isernia è stato conferito il mese scorso il premio “Donne molisane al timone”, sezione “Eccellenze molisane”, istituito dalla Consigliera di Parità delle Province di Campobasso e di Isernia, Giuditta Lembo. Un riconoscimento rivolto alle donne del Molise che si sono contraddistinte per il loro attaccamento alle radici della nostra terra, svolgendo un ruolo di alto significato culturale, imprenditoriale e sociale. Anche il sindaco di Isernia, Giacomo d’Apollonio, ha accolto il premio con grande orgoglio:

 

Un ritratto in primo piano di Giacomo D'Apollonio, sindaco di Isernia
Il sindaco di Isernia, Giacomo D’Apollonio, si è congratulato con le associazioni della città che hanno ottenuto il premio per l’antica lavorazione del tombolo

«Ringrazio la Consigliera di Parità, Giuditta Lembo e il Comitato tecnico scientifico per l’attribuzione di un riconoscimento che rende fiere le nostre merlettaie che tengono viva una tradizione plurisecolare».

L’amministrazione comunale, d’altro canto, è impegnata da tempo nella valorizzazione del merletto a tombolo isernino. Una sezione del Museo Civico, grazie alla ricerca storica condotta da alcune ricercatrici e al contributo di privati che hanno messo a disposizione pregevoli manufatti, è appunto riservata a questa antica arte femminile. Nel maggio 2019 il Comune ha, anche, sottoscritto un protocollo d’intesa per costituire la “Rete per la salvaguardia del saper fare l’arte del Merletto italiano”, che ha tra le sue finalità la candidatura a bene immateriale dell’umanità Unesco.

Istituzioni, enti e associazioni si stanno ponendo, insomma, come anello-tramite per passare questa secolare arte manuale alle nuove generazioni, seguendo nuovi tragitti che siano al passo con i tempi affinché l’artigianato di ieri diventi la ricerca di domani. Proprio in questa prospettiva, si colloca la nascita dell’Associazione A.T.I.- Associazione Tombolo Isernia sorta da alcuni anni con lo scopo di riscoprire e diffondere le tecniche della lavorazione del pizzo a fuselli. L’associazione ha infatti redatto un progetto che prevede una serie di iniziative culturali finalizzate al pieno recupero del tombolo antico, alla diffusione della sua conoscenza e alla promozione di un uso consapevole del patrimonio culturale locale, anche per costruire su di esso nuove possibilità occupazionali.

 

 

Ma qual è la storia di questa antica pratica? L’arte di fare merletti giunse ad Isernia dal Regno di Napoli intorno al XV secolo e si diffuse soprattutto nel periodo delle regine aragonesi Giovanna III e Giovanna IV, che spesso facevano guarnire i loro abiti di merletti. Primo luogo eletto, dove si eseguiva il tombolo in maniera artistica, fu il Convento di Santa Maria delle Monache, che accoglieva le giovani della nobiltà napoletana. Nel Monastero benedettino le nobildonne arrivavano con ricca dote e soprattutto con conoscenze ed educazione raffinate che trasferivano anche nell’esecuzione di trine particolarmente pregiate. Furono i conventi a far conoscere e quindi a diffondere nei secoli il merlettare a fuselli. Il merletto, uscito da questi luoghi ovattati, ha visto poi la sua diffusione tra le donne che erano solite riunirsi nei vicoli e nelle piazzette del centro storico. Il fare merletti divenne una fonte di guadagno a conforto dell’economia di molte famiglie a cui contribuivano in maniera determinante proprio le donne isernine le quali, oltre ai pesanti lavori nei campi e alle quotidiane incombenze della casa, destinavano quel che restava del loro tempo al lavoro del tombolo. Questo successivamente ha vissuto un periodo teso al declino, così come è avvenuto per la gran parte delle attività manuali. L’antico merletto isernino ha infatti rischiato l’oblio, minacciato dal gusto dozzinale delle nuove clientele e dal disinteresse delle nuove generazioni, fino alla recente rinascita che ha portato anche a sperimentare nuovi materiali. Proprio la scorsa estate alcuni splendidi merletti isernini sono stati donati da Lidia Tedeschi, quale presidente dell’ATI, alle donne del progetto “Sartoria sociale sottosopra”, ad Ausonia, che li assembleranno per dar vita a uno specifico modello di borsa utilizzando vele “vissute” per il kitesurf, donate dall’associazione Eclipse di Formia. «Il nostro impegno è teso a portare know how che sia da stimolo a creare nuove opportunità – queste le parole di Angela Di Russo, realizzatrice del progetto – Ringrazio l’assessore del comune di Isernia Eugenio Kniahynicki, per aver creato questa possibilità, e la signora Lidia Tedeschi, per averci donato degli inserti di tombolo che le sarte utilizzeranno al meglio per la realizzazione della borsa».

 

 

Due donne anziane lavorano il tombolo davanti alla Fontana Fraterna di Isernia
L’arte del tombolo è giunta a Isernia intorno al XV secolo. Qui sopra due merlettaie

L’arte del tombolo di Isernia ha disegnato anche l’atmosfera dello scorso Natale, infatti nel centro storico della città, è stato addobbato un albero di Natale con 300 merletti tutti realizzati con l’arte del tombolo. L’iniziativa è nata grazie al gruppo Facebook “Gruppo di mamme che svendono, regalano e fanno” che ha riunito oltre cinquemila mamme e ha promosso diversi progetti benefici. Quest’anno è riuscito a coinvolgere quasi quaranta artiste del tombolo, di ogni età, che si sono offerte di realizzare i merletti per l’albero di Isernia. Il ringraziamento delle organizzatrici è andato alle merlettaie che con il loro lavoro ne hanno reso possibile la realizzazione, «contribuendo a valorizzare l’indissolubile bellezza di questo incanto senza tempo che costituisce uno dei capisaldi della storia della nostra città da preservare, tramandare e promuovere».

 

 

 

 

 

L'autore

Chiara Massitti
Chiara Massitti
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