L'orto sinergico si basa sulla convivenza fra piante diverse

L’orto sinergico, dentro il cerchio della biodiversità

Giulio Aniballi, esperto di coltura sinergica
Giulio Aniballi, esperto di coltura sinergica

«La biodiversità è uno strumento per combattere la paura del diverso». Così Giulio Aniballi, studente del corso di laurea in Scienze Agrarie e Ambientali presso l’università della Tuscia, spiega il significato del progetto che l’ha visto impegnato insieme ad alcuni insegnanti dell’Istituto comprensivo statale “Garibaldi Montalcini” di Vairano Patenora (Ce).

All’inizio di quest’anno scolastico, infatti, Giulio è stato contattato da un gruppo di docenti (vale a dire Patrizia Chiello, Leonilde Manera, Rita Donatella Di Zazzo, Ileana Angrisano, Giuseppina Izzo, Vincenza Zompa, Maria Ventrone e Beatrice Picozzi) per ideare insieme qualcosa di simile a un orto sinergico, da realizzare insieme agli alunni della scuola elementare. «Quello che abbiamo progettato non è un vero e proprio orto sinergico, poiché quest’ultimo prevede regole molto rigide. Permette però ai bambini di apprendere moltissimo lo stesso» precisa l’esperto, già da tempo impegnato in progetti di questo tipo nella sua terra d’origine.

Ma che cos’è effettivamente un orto sinergico? Come funziona e perché è importante? È un tipo di coltivazione introdotta negli anni ‘80 in Giappone dal botanico Masanubo Fukuoka, poi diffusa anche in Europa e basata sul principio della reciproca collaborazione fra gli organismi viventi. «In un orto di questo tipo non si deve usare alcuna forma di input esterno» racconta Giulio. Questo significa che non possono essere utilizzati concimi e fertilizzanti diserbanti anti-erbacce e qualsiasi altro tipo di prodotti chimici: «L’uso indiscriminato di queste sostanze – spiega – danneggia fortemente il suolo».

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La pratica migliore invece, secondo questo metodo, sta nella pluricoltura. In un orto sinergico si cerca di realizzare proprio questo: accostare piante diverse che si aiutano e si sostengono l’una con l’altra. «Piselli e fave producono azoto. Si tratta di uno dei migliori concimi naturali, per questo motivo i legumi sono posizionati vicino a una pianta come l’insalata, che invece ne ha bisogno» riprende Giulio. Il progetto prevede anche una “spirale delle erbe aromatiche”, collocata al centro dell’orto: «È un particolare modo di coltivare le piante, che consente di gestire al meglio le loro esigenze e allo stesso tempo di convogliare meglio le acque». Nella parte più alta si posiziona il rosmarino, che non ha bisogno di tanta acqua e più in basso il basilico che, invece, ne richiede molta. Le erbe aromatiche hanno poi la funzione di attirare gli insetti impollinatori, come le api, utili per la fioritura.

E infine, quale funzione può svolgere questo tipo di orto sotto il profilo educativo? Secondo Giulio Aniballi, innanzitutto quella di far provare ai bambini un contatto ravvicinato con la terra, con il suolo, un contatto che ai nostri giorni si è perso. Così possono imparare come si coltivano piccoli prodotti e assistere alla loro graduale crescita. «Le dimensioni con cui è stato progettato l’orto permettono a tutti gli alunni di avvicinarsi alle piante, senza alcuna distinzione» aggiunge. Poi l’educazione alla cittadinanza: perché nell’orto sinergico elementi diversi possono convivere pacificamente e questo è un insegnamento che va ben oltre la pratica agricola, riguarda la società contemporanea, sempre più multiculturale.

Aurora Campopiano

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