Valle del Sacco

Valle del Sacco, prima condanna per disastro ambientale

Una sentenza attesa quindici anni. Lo scorso 16 luglio il Tribunale di Velletri ha emesso il giudizio di primo grado nell’ambito dell’inchiesta sui reati ambientali nella Valle del Sacco, fra le provincie di Roma e Frosinone. Unica condanna quella a carico di Carlo Gentile, ex direttore dello stabilimento industriale Caffaro di Colleferro (Fr), per disastro ambientale: il giudice ha previsto due anni di reclusione (con pena sospesa) e risarcimento dei danni alle parti civili, definiti con un successivo procedimento. Assolti invece Giovanni Paravani e Renzo Crosariol, rispettivamente legale rappresentante e direttore tecnico del consorzio Csc (Consorzio Servizi Colleferro). Incolpevole anche Giuseppe Zulli, ex direttore della Centrale del Latte di Roma.

Ma dove ci troviamo e di quali vicende stiamo parlando? Lo scenario è quello del corso d’acqua, il Sacco, che si estende per 87 chilometri lungo il confine fra la provincia meridionale della Capitale e larga parte della Ciociaria, fra Sgurgola, Supino e Ceccano, fino a confluire all’altezza di Ceprano nel Liri. Un bacino con oltre 200mila abitanti in 19 comuni, ricco di colture in larga parte riconvertite al no-food dopo che le acque e il suolo risultarono contaminate a causa dei rifiuti tossici sepolti lungo le rive da diverse imprese durante gli anni del boom economico: i primi casi di inquinamento emergono alla fine degli anni Settanta e successivamente, ai primi anni Novanta, risalgono i ritrovamenti di fusti contenenti scarti di produzione delle industrie di Colleferro.

Le attività illecite vengono però a galla in maniera eclatante nel 2005, quando furono trovate morte venticinque mucche nei pressi del fiume, una scena raccapricciante che portò il  Sacco sulle cronache nazionali. Le analisi rivelano nel terreno tracce di beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), un sottoprodotto del pesticida Lindano, sostanza proibita dal 2001: Margherita Eufemi, docente presso il Dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza di Roma, ha peraltro evidenziato insieme al suo gruppo di ricerca le interferenze che questa sostanza produce nelle cellule umane accelerando l’evoluzione delle neoplasie. Viene quindi dichiarato lo stato di emergenza e la Valle del Sacco entra fra i Sin, i siti di interesse nazionale a fini di bonifica. Nel frattempo misteriose schiume sono ricomparse, due anni fa sulla superficie del fiume, a conferma che la situazione non è certo risolta. Un ulteriore passo arriva il 7 marzo del 2019, quando il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, firmano un accordo per bonificare la zona, la terza più inquinata d’Italia, con un finanziamento di 53,6 milioni di euro. Chiude questo doloroso primo cerchio della vicenda la condanna di Gentile, che prevede anche il risarcimento dei danni di 200mila euro a Italcementi, costituita parte civile nel processo,  25mila euro al Ministero dell’Ambiente e di 5.000 euro a i comuni di Colleferro, Anagni, Segni e Ceccano.

 

Guarda il video sulle schiume lungo il Sacco del 2018

 

Gli effetti di tutto questo hanno portato a un profondo stravolgimento economico e sociale dell’area, oltre a diverse mobilitazioni delle comunità locali. I dati del 2019 pubblicati sulla rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, “Epidemiologia & Prevenzione”, per fortuna sono rassicuranti: «Per quanto riguarda le patologie tumorali l’analisi della mortalità e delle ospedalizzazioni non evidenzia eccessi particolari» si legge. Questo il resoconto dello studio Sentieri, studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento. Tuttavia, tra gli adulti si riscontra una mortalità maschile superiore ed un numero di morti elevato a causa di malattie al sistema circolatorio riguardante entrambi i sessi. A livello di ospedalizzazioni, in entrambi i generi risultano in eccesso quelle per infezione acute delle vie respiratorie.

Analizzando i dati relativi ai bambini e adolescenti (da 0 a 19 anni), sempre secondo il rapporto Sentieri, si osserva invece un eccesso di mortalità per tumori del sistema linfoematopoietico. Si aggiungono poi le leucemie, sebbene per queste ultime il numero ridotto di casi aumenti l’incertezza sulle stime di rischio. Bisognerà stabilire poi quale sia effettivamente l’incidenza dell’inquinamento ambientale sul tasso di mortalità riferito all’intero territorio poiché l’analisi definitiva non è ancora disponibile. Intanto, la Valle del Sacco scopre il volto di uno dei responsabili del disastro che l’ha devastata, sperando che in futuro non si debba ricorrere al penale, quando ormai il danno è compiuto, per sensibilizzare la salvaguardia della nostra casa comune.

Lorenzo Santaroni

“Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.”

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