Bullismo e cyberbullismo. Un nemico da sconfiggere

La testimonianza di Marika rappresenta una storia fatta di paure e di rivincite su un’antagonista che la tormentava. Il bullismo

 

«Avrei voluto nascondermi dietro il mantello dell’invisibilità».

Queste sono le parole di Marika, giovane studentessa presso la scuola secondaria di primo grado “Petrone” di Campobasso, che è stata vittima di bullismo a causa della sua dislessia. Il fenomeno si esplica attraverso comportamenti aggressivi, fisici e psicologici, nei confronti di soggetti considerati “deboli” dagli stessi bulli. Tali comportamenti consistono quasi sempre in offese, insulti, derisioni per l’aspetto fisico e per le proprie opinioni, cosa che avviene anche attraverso la rete e i social network, per questo si parla spesso di cyberbullismo.

Cyberbullismo. Da non sottovalutare

Valentina Silvestre, dirigente psicologo dell’ ASL Roma 5, racconta: «Anche se considerato un’evoluzione del bullismo tradizionale, il cyberbullismo se ne differenzia in molti aspetti. I bulli sono persone che la vittima conosce e che commettono atti di violenza fisica e psicologica, i cyberbulli sono anonimi, invisibili, non hanno limiti di spazio e di tempo, possono arrivare ovunque ed essere costantemente presenti nella vita privata della vittima». E aggiunge: «Spesso la vittima è una persona in difficoltà, con bassa autostima, sentimenti di inadeguatezza e scarse capacità di coping( insieme di strategie e meccanismi messi in atto per tenere sotto controllo, affrontare o minimizzare conflitti e situazioni o eventi stressanti). Non ha amici o ne ha pochi, è arrendevole e pur di avere la compagnia di qualcuno è disposto ad accettare comportamenti di prevaricazione. È molto attenta al giudizio altrui, sperimenta vergogna, rabbia, paura, colpa a tal punto da sentirsi responsabile per l’accaduto e non riuscire a rivelarlo ai genitori per timore di deluderli o di altre reazioni rabbiose».

Dr.ssa Valentina Silvestre, dirigente psicologo dell’ ASL Roma 5
Valentina Silvestre, dirigente psicologo dell’ ASL Roma 5

 

Studi e prevenzione

Secondo alcuni studi effettuati dall’Unicef, nel mondo 1 studente su 3 ha avuto esperienza diretta o indiretta di bullismo e/o di cyberbullismo. Questo fenomeno, purtroppo, può accompagnare il ragazzo durante tutto il suo percorso scolastico, a partire dall’asilo fino ad arrivare al liceo. Ecco perché, nel maggio 2017 è stata approvata la Legge n. 71 per la prevenzione e il contrasto del bullismo e cyberbullismo, che intende tutelare il diritto delle nuove generazioni ad una navigazione sicura, positiva e libera. Tale provvedimento legislativo è stato pensato non solo per le vittime, ma anche per quei ragazzi che danneggiano i propri coetanei attraverso le piattaforme digitali.

La scuola scende in campo

I ragazzi, per fronteggiare atti sfrontatezza e spacconeria, hanno bisogno di una rete di collaborazione tra docenti e famiglia. Mariateresa De Lisi, docente e referente del bullismo e cyberbullismo dell’Istituto Comprensivo G.A. di Campobasso dichiara: «La Legge 71 del 2017 prevede un grande coinvolgimento delle famiglie nelle azioni ed iniziative di contrasto alla diffusione di tale fenomeno con la predisposizione del Piano d’azione integrato. Inoltre si impegnano in tale direzione con la sottoscrizione del Patto educativo di corresponsabilità, che contiene specifici riferimenti a condotte di bullismo e cyberbullismo con relative sanzioni disciplinari». Lo spirito della legge è il coinvolgimento, soprattutto, delle scuole nel contrasto di tale fenomeno, anche attraverso progetti e collaborazione tra il MIUR e la Polizia di Stato.
Da questa collaborazione sono nate varie iniziative e piattaforme online, come “www.generazioniconnesse.it”, il cui scopo è quello di sensibilizzare i giovani ad un uso consapevole e positivo delle tecnologie, dei media e di internet.

Professoressa Mariateresa De Lisi, docente e referente del bullismo e cyberbullismo dell’Istituto Comprensivo G.A. Colozza (IS)
Mariateresa De Lisi, docente e referente del bullismo e cyberbullismo dell’Istituto Comprensivo G.A. Colozza (IS)

Le ripercussioni psicologiche

In molti si domandano su quali possono essere le conseguenze psicologiche nel ragazzo: «Sulle vittime si riscontrano principalmente sentimenti di rabbia, tristezza, paura, solitudine, frustrazione, depressione, vergogna, amplificati dalla presenza di un pubblico di testimoni potenzialmente vastissimo – spiega la dottoressa Valentina Silvestre – fondamentale è la presenza di una relazione supportiva e affettiva con i genitori, che hanno il compito di supervisionare i comportamenti online e offline dei propri figli». E aggiunge: «La psicoterapia, infine, può aiutare le vittime a condividere e a elaborare le sensazioni dolorose e ad apprendere strategie di coping, quelle modalità di adattamento con le quali si fronteggiano le situazioni stressanti».

Il nemico sconfitto

Proprio da quanto dichiarato dalla dottoressa, alcuni ragazzi sono riusciti a contrastare e sconfiggere questo nemico, come il caso di Marika, che con la guida e l’aiuto della professoressa di italiano, curatrice del progetto “#cuoriconnessi”, è riuscita a riprendersi la propria vita e a lasciarsi alle spalle tutto il dolore e la sofferenza provata. La quale, afferma di essere riuscita a: «Trasformare il veleno il medicina…».

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