La Provincia di Frosinone, secondo l'ASviS, è in ritardo verso gli obiettivi dell'Agenda2030

Agenda 2030, per l’Asvis il Frusinate rischia la bocciatura

Troppe le insufficienze per il Frusinate nella pagella di fine anno dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, l’organizzazione che raccoglie istituzioni e reti sociali impegnate in Italia nella diffusione della cultura ambientale. La qualità dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, ottiene i risultati più negativi rispetto alla media nazionale. Segnali di speranza arrivano invece da modelli di produzione responsabili e istituzioni di giustizia solide. Nel frusinate però, la strada da fare è ancora lunga anche per la parità di genere, la povertà e la lotta al cambiamento climatico.  E’ quanto si evince dal rapporto “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” pubblicato poche settimane fa che fotografa il cammino dell’Italia e dei suoi territori, verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 promossa dall’Onu… E i dati purtroppo parlano chiaro mostrando una situazione tutt’altro che rosea per la provincia di Frosinone. Il nostro territorio, infatti, insieme ad altre province, si è distinto per la scarsa disponibilità e la cattiva gestione dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. Questo però non è l’unico dato negativo ottenuto dalla provincia. «Livelli critici per il gender pay gap e la femminilizzazione degli iscritti ai corsi universitari STEM sono osservabili [anche] nella Provincia di Frosinone», si apprende dal Rapporto, che per la prima volta, presenta il posizionamento di province e Città metropolitane rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’agenda 2030 nell’ultimo anno.

 

Pierluigi Stefanini è il presidente dell'Asvis
Pierluigi Stefanini è il presidente dell’Asvis

La classificazione è avvenuta in base a 53 criteri utili per stabilire la distanza delle province dal valore della media nazionale in 12 diverse categorie: «Il Rapporto sui territori intende stimolare quel processo di “territorializzazione dell’Agenda 2030” suggerito dall’ONU, dall’OCSE e dalla Commissione europea, anche a supporto dell’azione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare […] I territori, in ogni loro articolazione istituzionale, svolgono un ruolo essenziale nell’attuazione dell’Agenda 2030, in quanto rappresentano le istanze complessive dei cittadini e sono responsabili dei servizi fondamentali offerti alle loro comunità».

Il Rapporto inoltre, permette di confrontare i dati della nostra provincia con quelli della Regione. Il Lazio ad esempio, progredisce nella “Parità di genere”, grazie alla presenza di donne nel Consiglio regionale (31,4%), superiore a quella italiana (21,1%). In altre categorie invece, l’andamento regionale e provinciale si allineano. La provincia di Frosinone, così come l’intero territorio laziale ad esempio, fatica a ridurre il tasso di povertà e la disuguaglianza di reddito. Sulla stessa linea troviamo anche la mancanza di una crescita economica duratura e un’occupazione piena e produttiva.

 

Ai demeriti della provincia di Frosinone però, seguono i successi conquistati. I dati sui modelli sostenibili di produzione e di consumo oltre ad essere incoraggianti, sono superiori al valore della media nazionale. Lo stesso vale anche per la promozione di una società pacifica e inclusiva per uno sviluppo sostenibile. La qualità della salute e del benessere dei cittadini invece, sembra essere in linea con la media del Paese. Ma un dato su cui riflettere riguarda il ritardo nelle misure utili a combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, comprese la minaccia di frane e alluvioni. In aggiunta a questi dati critici poi, non vanno fraintesi quelli solo apparentemente positivi che si registrano sul piano nazionale. Il Rapporto indica chiaramente: «ll miglioramento dell’indicatore nella media dell’anno si dovrebbe registrare per l’interruzione di parte delle attività produttive durante il lockdown e per la recessione economica, che sta portando ad una forte riduzione delle emissioni di CO2 (-7,5%)».

Ricordiamo che la lotta al cambiamento climatico, la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi, sono tra gli obiettivi necessari contenuti nella Agenda 2030, per la nostra salute, per arginare i rischi ambientali e i conseguenti disastri naturali. E’ dal 2015 infatti, che 193 Paesi membri dell’Onu hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Si tratta di un grande programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che a partire dal 2016 guida il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni. I paesi infatti, si sono impegnati a completarlo entro il 2030. Con l’adozione dell’Agenda inoltre, gli Stati si sono volontariamente sottoposti al processo di monitoraggio effettuato direttamente dalle Nazioni Unite rispetto allo stato di attuazione dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In si supera definitivamente l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo. A questo proposito, la sfida che lancia i rapporto dell’ASviS è chiara: «L’ Italia non è su un percorso di sostenibilità e non è attualmente in grado di raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Per accelerare il cammino verso questi ultimi è necessaria una mobilitazione straordinaria di tutte le energie sociali, civili, economiche e istituzionali del Paese».  

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Chiara Raponi
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Studentessa e violinista con lo sguardo volto alla crisi climatica

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