La mancata bonifica della Valle del Sacco e della discarica in via Le Lame: un ritardo che pesa
La bonifica della Valle del Sacco e della discarica di via Le Lame a Frosinone continua a registrare ritardi e difficoltà. Già ad aprile 2024 la Corte dei Conti aveva evidenziato criticità nella gestione del processo. Esperti e industriali lanciano un appello: semplificare le normative e puntare su interventi concreti. Ma la politica saprà finalmente affrontare questa emergenza ambientale o resterà prigioniera della propria inerzia?
Le origini dell’inquinamento
L’inquinamento della Valle del Sacco risale al ventennio Cinquanta-Settanta, periodo di intensa espansione industriale. Il suolo e il fiume furono gravemente contaminati da sostanze pericolose come il beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), un derivato del pesticida Lindano vietato nel 2001 perché cancerogeno, come si può leggere dai rapporti del progetto INDACO (Indagini epidemiologiche SIN Valle del Sacco).
I danni all’agricoltura e all’allevamento
Gli effetti peggiori si sono manifestati nel 2005, quando una contaminazione proveniente dall’industria Caffaro di Colleferro provocò l’abbattimento di bestiame e gravi danni agricoli. Non solo: il foraggio e il mais coltivati sulle sponde del Sacco avrebbero inquinato il latte prodotto dagli animali. A parlare fu il dottor Nazareno Renzo Brizioli dell’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana «È stato fatto un esame a campione sul latte prelevato dall’azienda sanitaria di Roma e dai servizi veterinari ed è venuta fuori la contaminazione da beta-esaclorocicloesano». Questo evento spinse le autorità a dichiarare lo stato di emergenza ambientale.
Un convegno sull’emergenza ambientale
Tra i siti più inquinati spiccano l’ex saponificio Annunziata a Ceccano e la cartiera di Ferentino. Il primo, attivo dal 1938 al 1999, ha lasciato in dote amianto e residui chimici, mentre il secondo è considerato una vera e propria “bomba ambientale”. Entrambi rientrano tra gli otto siti industriali più critici della Valle del Sacco, compresa la discarica di via Le Lame, che richiedono interventi urgenti. A metterlo in risalto è stato, nel luglio 2023, il convegno tecnico Sin Bacino del fiume Sacco, aperto da Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone: «Sul tema ambientale del nostro territorio assistiamo con frequenza ad una informazione confusa, in cui si interpretano i pochi dati in modo parziale e selettivo».
A cosa sono dovuti i ritardi? Le risposte della Corte dei Conti
La Valle del Sacco è stata dichiarata Sito di Interesse Nazionale (SIN) nel 2008, ma il declassamento a sito regionale nel 2013 causò una perdita di fondi statali, rallentando ulteriormente la bonifica. Solo nel 2014, dopo una sentenza del TAR, l’area è tornata ad essere un SIN. Dal 2012 l’attività del risanamento è passata dalla gestione commissariale alla Regione Lazio. Ma l’assenza di coordinamento e l’uso frammentario delle risorse hanno rallentato gli interventi. Dei 50 milioni di euro disponibili, gran parte è rimasta inutilizzata per mancanza di una chiara analisi dell’inquinamento, come rilevato dalla Corte dei Conti (Delibera n. 87/2024/G). Inoltre, su 19 comuni interessati, molti sono ancora in attesa di interventi concreti.
Il caso dell’ex discarica di via Le Lame
Ancora oggi la discarica di via Le Lame, nei pressi del fiume, rappresenta un grave rischio ambientale e solo in questi giorni la Regione Lazio ha messo a disposizione dell’Arpa 63.840 euro per gli interventi previsti nel piano di caratterizzazione. Aperta negli anni ’50, ha raccolto circa 700mila tonnellate di rifiuti fino alla sua chiusura definitiva nel 2001. Situata in una zona soggetta a frequenti alluvioni, la discarica potrebbe aggravare la contaminazione del suolo e delle falde acquifere. Nel 2022 il Comune di Frosinone ha avviato un piano di caratterizzazione ambientale per valutare l’entità dell’inquinamento. Le analisi preliminari hanno rivelato la presenza di solventi clorurati e PCB, sostanze tossiche per la salute umana come evidenzia un rapporto dell’ARPA Lazio (Agenzia regionale per la protezione ambiente). Il primo è usato nei detergenti industriali o nei solventi per le vernici, mentre il secondo si trova in apparecchiature elettroniche, come i frigoriferi di vecchia generazione.
Un piano mai attuato
Al tempo il piano di bonifica prevedeva la rimozione dei rifiuti non inertizzati e il trattamento delle acque, azioni che non sono mai partite. Nel settembre 2023, durante una riunione della IX Commissione Consiliare “Ambiente” della Regione Lazio, Gianluca Scialanga della Direzione Regionale Ciclo Rifiuti, ha illustrato i problemi legati agli sversamenti di percolato risalenti al 2004. Si tratta di un liquido inquinante che assorbe e diffonde sostanze tossiche nel terreno e nelle acque circostanti. Il fenomeno rappresenta ancora oggi una minaccia.
Uno spiraglio di speranza?
Lo scorso novembre, finalmente, si è mosso qualcosa. La messa in sicurezza della discarica è stata affidata a un operatore economico, che attiverà il protocollo previsto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La direttrice del ciclo dei rifiuti, Wanda D’Ercole, ha annunciato pubblicamente su Facebook che i prossimi appalti riguarderanno l’analisi del rischio e gli interventi previsti nell’accordo di programma per la Valle del Sacco. Solo al termine di queste attività sarà possibile pianificare una strategia di bonifica. «Un momento molto atteso da tutti in Ciociaria, un passo importante che si è reso possibile grazie anche alla fattiva collaborazione con il Comune di Frosinone e che avvia l’iter per mettere in sicurezza l’area» ha dichiarato l’assessore regionale Fabrizio Ghera a TG24.
Segnale positivo
Un segnale positivo arriva infine dall’onorevole Aldo Mattia che, in un’intervista a Teleuniverso dello scorso dicembre, ha promesso di coinvolgere i sindaci dei siti interessati per accelerare i lavori. Nonostante ciò ad oggi la popolazione continua a convivere con rischi ambientali concreti senza sapere quando la bonifica sarà completata.
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