Monte Orlando, uno spettacolare viaggio fra natura e storia

Roberto Rotasso, Direttore del Parco Regionale Riviera di Ulisse
Roberto Rotasso, Direttore del Parco Regionale Riviera di Ulisse

Monte Orlando (171 m sl.m.), parte integrante dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, è un luogo senza tempo, testimonianza viva di un importante passato. Situato a ridosso di Gaeta, un tempo una delle piazzeforti più imponenti ed inespugnabili di Europa, sede del famoso assedio che vide il tramonto della dinastia Borbone nel 1861 per mano dei Savoia, è un ecosistema ricco di natura e di delicata bellezza, con la particolarità di essere munito di un parco marino che circonda il promontorio. Tra i suoi sentieri, in cui storia e natura si mescolano, Roberto Rotasso (Direttore dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse) e Antonio Marzella (Comandante dei Guardiaparco) ci spiegano le sue particolarità: «Monte Orlando è un unicum geografico che delimita il Castrum originario di Gaeta dal suo il borgo marinaro, sorto successivamente. Cuore pulsante della città, il nostro sito ha da sempre ricoperto un ruolo strategico, perché parte integrante del  presidio militare inglobato nella cinta muraria di Gaeta. Una località naturalistica eccezionale, una fortezza in cui natura e beni monumentali si intersecano. Tra le caratteristiche più importanti del sito, le falesie rappresentano un panorama di incredibile bellezza».

Iniziamo così il cammino accostandoci alla batteria ‘’Dente di Sega’’ che si affaccia sulla spiaggia di Serapo, un panorama mozzafiato che offre la vista della Sezione Porto Salvo, ovvero la parte moderna di Gaeta, un tempo occupata dall’istmo detto ‘’Monte Secco’’. Nel 1536 Carlo V, riconoscendo l’importanza strategica di Monte Orlando dispose l’inglobamento del sito nella cinta muraria della città, dotandolo di costruzioni militari, tra cui le ‘’batterie’’, strutture poste in luoghi importanti per l’ osservazione del mare e della terraferma, e le polveriere, edifici in cui era custodito il materiale bellico.

Lungo il percorso il nostro sguardo incontra il Santuario della Santissima Trinità, fondato nel XI secolo dai  Benedettini, alla cui sinistra è presente l’ingresso da cui principia una lunga scalinata, circa 270 scalini, che porta alla famosa ‘’Grotta del Turco’’: una cavità nella roccia bagnata dalle onde di un mare limpido, così denominata in quanto una costante tradizione locale vuole che, al tempo del Ducato di Gaeta, le navi dei saraceni vi trovassero rifugio sia per prepararsi all’attacco a sorpresa delle navi in transito, sia per ripararsi dal mare agitato. Oltrepassiamo il cancello a destra del Santuario e poco più avanti c’incamminiamo nel sentiero che conduce alle spettacolari falesie, antiche faglie, ovvero fratture della roccia generate dal movimento relativo delle due parti a contatto e poi lavorate dall’azione corrosiva dell’acqua. Il Comandante Antonio Marzella ce ne spiega le particolarità: «Negli anfratti delle falesie nidificano varie specie di avifauna tra cui il falco pellegrino, specie protetta, e sono presenti anche varie specie di vegetazione che sanno adattarsi alle condizioni estremamente limitanti di questo luogo. Qui, le piante devono lottare contro l’intensa insolazione e la siccità, specie nel periodo estivo, oltre che l’azione del vento salmastro e la scarsità del suolo».

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La brezza marina incornicia l’odore del pino d’Aleppo misto all’aromatico sentore di rosmarino, di cui il sito è ricco. Continuando la discesa ci incuriosisce la presenza di alberi di carrubo, anticamente impiantati dai militari per l’approvvigionamento dei cavalli in dotazione alle truppe stanziate a Gaeta, alternati a piante di olivo, testimonianza delle attività agricole  del passato. All’improvviso appare la polveriera “Trabacco”, che si erge maestosa su un infinito mare azzurro, assediata da festosi gabbiani. Proseguiamo verso il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato intorno al 22 a.C., come luogo di sepoltura monumentale del generale di Cesare da cui prende il nome. E dopo alcuni scalini, ci troviamo sul sentiero che costeggia la parte bassa del monumento romano, circondata dalla Batteria Monte Orlando Superiore, detta comunemente Batteria anulare: «Questa Batteria Monte Orlando Superiore è un meraviglioso complesso difensivo sotterraneo costruito verso la fine del secolo XIX – riprende Marzella – E’ davvero caratteristica perché presenta una galleria a doppio senso di marcia con ai lati ampie camere utilizzate per la preparazione e il successivo deposito dei proiettili e delle cariche. Le truppe tedesche, per la maggiore  protezione del monte Orlando, parte integrante della piazzaforte di Gaeta, l’hanno usata durante l’ultima guerra».

Il direttore del Parco, Roberto Rotasso, ci illustra, invece, la funzione di questo sito: «La batteria anulare era utilizzata dai soldati non solo come presidio ma anche come poderoso deposito delle munizioni, che venivano trasportate, nei sentieri sotterranei, in carrelli su binari. Con dei montacarichi, poi, le stesse munizioni arrivavano alle piazzole, ove vi erano i cannoni. Ma dobbiamo dire che le Batteria non è mai stata armata: solo nell’ultimo conflitto i tedeschi vi hanno posto delle piccole contraeree».

Ci avventuriamo, infine, in un piccolo sentiero e superando alcune piante di roverella, inserita nell’ecosistema dai Borbone nel 1850 a seguito del rimboscamento del sito ci troviamo in uno spiazzo, la cui ricca vegetazione fa da cornice alla visione del borgo di Gaeta, con i castelli Angioino e Aragonese e in lontananza il campanile in stile arabo-normanno della Basilica Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta ed ai Santi Erasmo e Marciano. Finisce qui il nostro viaggio in questo luogo magico in cui la poesia di una natura incontaminata e di una gloriosa storia suona melodiosa fra i pini e l’odore del mare.

Visita il sito del Parco Regionale Riviera di Ulisse

L'autore

Daniela Masiello
Daniela Masiello
Mi chiamo Daniela, ho 26 anni. Le mie passioni? Viaggiare, leggere ed avventurarmi nella natura. La musica metal è una mia altra grande passione che coltivo sin dall’adolescenza. Lo studio della filosofia e dell’arte mi stanno accompagnando in questi ultimi anni.

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Mi chiamo Daniela, ho 26 anni. Le mie passioni? Viaggiare, leggere ed avventurarmi nella natura. La musica metal è una mia altra grande passione che coltivo sin dall’adolescenza. Lo studio della filosofia e dell’arte mi stanno accompagnando in questi ultimi anni.

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