Il colle Cascio in un dipinto di Friedrich Horner del 1848. La piccola altura rappresenta il legame linguistico condiviso dai due centri del Basso Lazio

Casnar. Quel termine italico che lega Formia a Cassino

Due città, due nomi diversi e un’origine comune: quella preromana. Un etimo che allude a una storia ancora in fase di studio e ricostruzione


Golfo di Gaeta, VII-VI secolo a.C. La nostra zona era abitata dagli Aurunci, popolazione che dominò un vasto territorio fra Fondi e il Volturno, stretto tra i domini etruschi e le colonie greche a sud, che li influenzarono culturalmente e con i quali avevano contatti commerciali. Il fulcro centrale e strategico di questi scambi fu proprio la zona di Formia, che era costituita da tre insediamenti: l’arce attuale Castellone, il colle Cascio e quello del Borsale presso Rialto, collocati in sequenza sull’area costiera, a monte relazionati ad una via detta nel Medioevo “Massarina” (scomparsa) in seguito attraversati dalla via Appia. Essi erano cinti da mura poligonali e terrazzati per permettere l’edificazione di capanne e spazi di ricovero per bestiame e per orti. Il colle Cascio, in particolare, ripreso corrottamente dalla via Cassio, del quale oggi non rimane che qualche traccia costiera dell’insediamento, si caratterizza dal nome che rievoca un altro centro, situato in Ciociaria, Cassino.

 

L'arce preromana di Castellone.
L’arce preromana di Castellone. Porta d’ accesso dell’acropoli formiana, rifatta nel II sec a.C. e riusata nel xiv secolo come base per la torre ottagonale. Dell’ originale porta aurunca rimangono due brani di mura poligonali in basso a destra e sinistra.

 

 

Questo si ricava dagli studi condotti dall’architetto Salvatore Ciccone, riassunti negli Atti del quinto Seminario sulle Mura Poligonali in Alatri del 2010, dai quali ha poi istituito un parallelo nella sintesi storico-urbanistica di Cassino pubblicata sulla rivista Lazio Ieri e Oggi, ottobre-dicembre 2021. C’è forse un legame comune fra i due luoghi?

La nascita di Cassino raccontata da Varrone

Secondo Marco Terenzio Varrone Reatino, storico, militare e agronomo romano, il nome di “Casinum” derivava dalla parola osca (lingua italica) “casnar” che significava antico, riferimento all’origine datata della città, sviluppata dai Volsci nel VI secolo a.C. lungo le pendici del successivo Montecassino, che ne era l’acropoli. Anche la Cassino preromana era posizionata lungo una strada, la via Latina (sostituita dalla medievale Casilina), collegamento fra Roma e “Casilinum”, la moderna Capua, e proprio a valle dell’insediamento volsco, si svolgeva un mercato, poiché lo stesso Varrone dice la città chiamata anche “Forum Vetus”, Foro Vecchio ossia mercato, ancora documentato nell’Ottocento per il commercio del bestiame.

 

Mura poligonali dell'acropoli volsca di Cassino.
Mura poligonali dell’acropoli volsca di Cassino.

La lingua osca presente anche nel Golfo

Essendo l’osco un idioma parlato nel centro-sud, era diffuso anche a Formia, del quale una iscrizione dedicata ad un magistrato, Lucio Paccio, ci testimonia nonostante la presenza romana, una continuità linguistica, con lo stesso nomen Paccius di origine italica.

 

Iscrizione di L. Paccio ( III- II sec a.C.).
Iscrizione di L. Paccio (III-II sec. a.C.).

 

Similitudini fra Volsci e Aurunci

In effetti il sistema politico e sociale delle due popolazioni non era così differente, entrambi subirono influenze greco-etrusche, la carica del “meddix” (capo di un insediamento), le stesse tecniche di costruzione e condividevano simile linguaggio, come tutte le altre popolazioni italiche. Le alture di Castellone e Montecassino servivano per riparare la popolazione in caso di guerra, ma anche le divinità protettrici. L’altura cassinese conteneva un luogo di culto dedicato a “Deluentinus”, divinità locale purificatrice e delle acque, nell’arce formiana, invece, è documentato il culto di Giove. La storia di queste culture è in fase di ricerca ma l’antico e ciò che accomuna due città, che hanno resistito nel tempo, assistendo alla nascita ed espansione di Roma che le assimilò e le rese prospere.

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Massimo Purificato
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" Haec autem ita fieri debent, ut habeatur ratio firmitatis, utilitaris, vetustaris". ( Marco Vitruvio Pollione, De Architectura).

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