I fortini tedeschi sulle alture di Sant’Elia Fiume Rapido (Fr) andrebbero valorizzati anche sotto il profilo turistico

Sulle tracce dei fortini tedeschi, dove storia e natura si mescolano

Sabatino Di Cicco, 96 anni, è uno degli ultimi testimoni del bombardamento di Cassino. Qui in un'immagine che ci ha messo a disposizione
Sabatino Di Cicco, 96 anni, è uno degli ultimi testimoni del bombardamento di Cassino. Qui in un’immagine che ci ha messo a disposizione

Dalle alture a nord di Sant’Elia Fiume Rapido (Fr) sono ancora oggi visibili i lavori di fortificazione effettuati durante la Seconda guerra mondiale. La linea difensiva si sviluppava dalla vetta di Monte Cifalco a colle San Martino, per circa cinquanta chilometri con due osservatori alle estremità. Qui i tedeschi trovarono la collocazione ideale per le loro postazioni. Entrando nel bosco è possibile ammirare i resti di alcuni fortini abbandonati nella natura rigogliosa di questi monti, un patrimonio storico e naturale quasi del tutto sconosciuto. Lo scopriamo insieme a Sabatino Di Cicco: quasi 96 anni (li compirà il prossimo 9 agosto), originario di Sant’Elia, dove risiede nella frazione di Valleluce, fra gli ultimi testimoni del bombardamento di cui ricorre in queste settimane il 74esimo anniversario. Lui, con un’abilitazione all’istituto magistrale conseguita presso l’istituto “Margherita di Savoia”, si era arruolato nel ’43 come allievo ufficiale in aeronautica presso l’aeroporto di Pescara ma prima che i tedeschi se ne impossessassero decise di tornare nel suo paese. Fu scambiato per partigiano da due SS, mitragliato e ferito alla gamba sinistra riuscì comunque a fuggire. Il 27 dicembre 1970 fu insignito dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, dell’Onorificenza al merito di Cavaliere della Repubblica. Nell’84 ha partecipato alla pubblicazione del “Diario a più voci” curato dal giudice Francesco Sabatini di Atina. E ancora, nel ‘95 ha pubblicato il libro “L’acquedotto romano da Valleluce a Cassino”, nel 2002 “Memorie storiche di Valleluce”. Ma la sua passione verso questo territorio l’ha portato, nel ’92, anche a rinvenire fortunosamente le mura megalitiche sulla cima di Costalunga, un ritrovamento archeologico risalente al IV secolo a. C..

Sabatino, quali impronte ha lasciato la Seconda guerra mondiale nel territorio di Valleluce?
Il mio paese è ricco di testimonianze e io che ho vissuto negli anni della guerra ho potuto assistere direttamente alla costruzione delle fortificazioni tedesche, situate sulla “Linea Gustav”. I soldati si stanziato sul Monte Cifalco, dal quale si gode di una vista che spazia da Sant’Angelo a Sant’Elia fin su per la “Cavendish road”, la strada che porta a Montecassino. Inizialmente i fortini erano trenta, scavati nella roccia viva. All’interno di ognuno si rifugiavano i soldati. Ricordo che quando finì la guerra s’iniziò subito a rovistare fra le trincee e furono ritrovate armi, proiettili, casse piene di nastri di mitraglia, mortai… Fu una corsa affannosa per chi poteva prendere di più. Provo ancora vergogna per quelli che senza alcun ritegno trafugavano dalle salme dei caduti i portafogli, le pistole, gli orologi e perfino le scarpe.

I fortini tedeschi sono riconosciuti dalla comunità come bene d’interesse storico-artistico?
Sono conosciuti prevalentemente dalla comunità locale, anche perché sono trascurati. Io ho contribuito alla fruizione di questo immenso patrimonio lasciando testimonianze scritte soprattutto per i più giovani che altrimenti ne perderebbero memoria. L’attenzione non deve fermarsi soltanto a Montecassino. Per il nostro paese, promuovere questi beni, significherebbe diffonderne la conoscenza aldilà del nostro territorio incrementando così anche il turismo. Purtroppo la mancanza di fondi e anche il disinteresse collettivo rende difficile realizzare qualsiasi progetto.

Secondo lei perché sarebbe così importante valorizzarli?
Perché i nostri sacrifici siano un monito per i giovani. Solo attraverso il ricordo si riuscirà a dare dignità a chi ha sacrificato la propria vita per ricostruire l’identità culturale e sociale di un popolo. Conservare e tramandare alle future generazioni è un obbligo morale.

È importante che i giovani mantengano vivo il ricordo a difesa di quei valori di democrazia e libertà per i quali avete combattuto?
La nostra fu una battaglia di libertà, una battaglia culturale, un riscatto morale e civile… Va difesa ogni giorno. C’è la necessità di preservare i valori che sono di ieri ma soprattutto di oggi. Sono convito che finché ci impegneremo a mantenere vivo il ricordo, potremmo dire che, nel nostro piccolo, stiamo facendo qualcosa di buono per il nostro Paese e per i nostri figli.

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Sul sito Sanniti.it: le mura megalitiche scoperte da Sabatino di Cicco

L'autore

Milena Di Meo
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Ciao a tutti, sono Milena Di Meo nata nel 1994. Adoro leggere e mi affascina tutto ciò che riguarda l'arte e la storia.

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