Prova d’esame 13 luglio 2022

A) SCARICA IL QUESTIONARIO RELATIVO ALLA PARTE TEORICA

B) TRACCIA PER LA PROVA PRATICA: L’AMBIENTE ENTRA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA

 

    1. IL LANCIO DELL’ANSA

La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entra in Costituzione. L’Aula della Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge costituzionale che modifica in tal senso due articoli della Carta, il 9 ed il 41. Il testo, alla seconda lettura alla Camera, è passato a Montecitorio con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti. Il Senato lo aveva approvato con la maggioranza dei due terzi lo scorso 3 novembre. Di conseguenza, entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum.

Gli astenuti erano tutti di Fdi. In dichiarazione di voto, Emanuele Prisco aveva annunciato che il suo partito aveva lasciato libertà di coscienza ai suoi deputati. Il voto finale è stato salutato da un lungo applauso dell’Assemblea di Montecitorio.

Queste le modifiche approvate:

Articolo 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Articolo 41: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali».

 

    2. LA FONTE PRIMARIA

https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/la-riforma-costituzionale-in-materia-di-tutela-dell-ambiente/

 

    3. LE DICHIARAZIONI

Il ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani

“Questo voto del Parlamento segna una giornata epocale: testimonio qui la presenza del governo che crede in questo cambiamento, grazie al quale la nostra Repubblica introduce nei suoi principi fondanti la tutela dell’ambiente”.

“È giusto che la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi diventi un valore fondante della nostra Repubblica, è un passaggio imprescindibile per un Paese come l’Italia che sta affrontando la propria transizione ecologica. Per le azioni che facciamo oggi e per le conseguenze che ci saranno in futuro sulle prossime generazioni, questa conquista è fondamentale e ci permette di avere regole ben definite per proteggere il nostro pianeta”.

Il ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini (nb: come presidente dell’Asvis era stato tra i promotori dell’inserimento della norma nella Carta Costituzionale).

“Grande soddisfazione per l’ok del Parlamento alla modifica della Costituzione con inserimento della tutela dell’ambiente e del principio di giustizia intergenerazionale. Il Mims sta già andando nella direzione dello sviluppo sostenibile, come il cambio del nome del Ministero dimostra. Lavoriamo per rendere infrastrutture e mobilità più sostenibili e resilienti per questa e per le future generazioni”.

Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia
“Questa modifica costituzionale è un primo importantissimo passo che armonizza il nostro sistema con i principi formulati a livello europeo e internazionale e fatti propri dalla giurisprudenza costituzionale, di legittimità e di merito. Per dare concretezza a questi passaggi è ora necessario definire un sistema normativo organico e innovativo a tutela della natura d’Italia Il nuovo assetto costituzionale rafforza significativamente il principio della sostenibilità, sin qui trattato solo in termini di dottrina e giurisprudenza, e crea il presupposto per aumentare il livello di salvaguardia del capitale naturale che costituisce la base insostituibile di tutte le nostre attività anche economiche”.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente 

“Il via libera definitivo arrivato oggi dalla Camera alla proposta di legge che prevede l’inserimento nella Costituzione della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi rappresenta una bellissima e storica notizia per il nostro Paese. Stiamo parlando di un tema cruciale legato al nostro Pianeta, al centro delle politiche mondiali, europee e delle mobilitazioni dei giovani, che non poteva mancare tra i principi fondamentali della nostra bellissima Costituzione. Ora l’auspicio è che il nostro Paese passi anche dalle parole ai fatti affrontando con più decisione e concretezza i grandi temi ambientali, a partire dalla lotta alla crisi climatica e dalla diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, e i tanti problemi irrisolti con interventi, riforme – come l’introduzione dei delitti contro la flora e la fauna che ancora manca all’appello – e azioni che vadano nella direzione della sostenibilità ambientale, dell’innovazione e della giusta transizione ecologica ed energetica”.

Luca Mercalli, climatologo (durante un’intervista concessa alla rivista Micromega)

Da un lato questa modifica va salutata con grande piacere perché rappresenta un riconoscimento importante del valore dei beni ambientali. Questo aggiornamento non è solo giusto ma era anche  Però come sempre accade con i grandi principi, un conto è metterli nero su bianco, un altro è renderli operativi nella vita quotidiana. Penso soprattutto alla modifica dell’articolo 41 che tutela l’iniziativa economica privata. Teoricamente, e sottolineo teoricamente, da oggi l’iniziativa privata non potrà nuocere all’ambiente. Aspettarsi che ora questo principio venga applicato immediatamente è pura utopia. Sappiamo già che, come accade con “la pace”, con “i diritti dell’uomo”, con “l’uguaglianza”, da oggi andremo incontro solo a ulteriori violazioni della Costituzione. Sarà l’ennesimo bel principio scritto sulla carta e l’ennesima asimmetria tra quando si dichiariamo, o in questo caso scriviamo, e quanto facciamo.

 

     4. IL COMUNICATO CON LA POSIZIONE DELLE ASSOCIAZIONI SULLE SCELTE AMBIENTALI DEL GOVERNO

Chiude in negativo, tra poche luci e troppe ombre, il bilancio delle principali associazioni ambientaliste sul concreto avvio della Transizione Ecologica del Governo Draghi, ad un anno dalla partecipazione alle consultazioni prima del giuramento dell’esecutivo.

Per Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, sulle scelte relative allo sviluppo sostenibile e alle due principali emergenze globali in campo ambientale, il contrasto al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, non sono state messe in campo politiche e linee di intervento coerenti con i principi  recentemente inseriti nella Carta Costituzionale e con gli obiettivi dell’European Green Deal, né aperto la strada a una trasformazione sistemica per coniugare ambiente e opportunità economiche.

Contrasto della crisi climatica, tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile, economia circolare, inquinamento da plastica sono i banchi prova su cui il Governo e il Ministero della Transizione Ecologica, che doveva rappresentare, la più importante innovazione istituzionale di questa nuova stagione, non hanno risposto , secondo le tre associazioni, alle attese di quella rivoluzione verde che era stata annunciata come una delle priorità del nostro Paese a partire dal PNRR: banchi di prova su cui le associazioni chiamano il Governo e il MiTE a nuovi impegni.

CLIMA ED ENERGIA

Sul cambiamento climatico e le scelte energetiche si è perso tempo prezioso nell’alimentare un dibattito   volto più  ad enfatizzare le possibili difficoltà della transizione che i vantaggi, senza proporre soluzioni che comunque rappresentassero un’accelerazione delle politiche per la decarbonizzazione, anzi al contrario, andando spesso in controtendenza svuotando di significato e demonizzando  la Transizione Energetica e ostacolando strumenti come quello del superbonus (che invece dovrebbe essere corretto e stabilizzato), togliendo l’opportunità di risparmio a milioni di cittadini, con il rischio di far chiudere cantieri e imprese del settore edilizio. Preoccupa la mancanza di visione sui veicoli elettrici che non riconosce la trasformazione in atto e la necessità di elaborare e accelerare politiche industriali sistemiche.

Le proposte del Mite hanno indebolito l’impulso sul rilancio delle fonti rinnovabili, tuttora al palo, senza rimuovere le barriere che ne rallentano la diffusione e in assenza di nuovi strumenti di partecipazione per ridurre le contestazioni territoriali e favorirne la realizzazione degli impianti, ma al contrario creando nuove problematiche e dando segnali scoraggianti per gli investitori, come sulla tassonomia e sul decreto contro il caro-energia.Si è continuato, inoltre, a esaltare e cercare di allargare il ruolo del gas fossile (anche nella tassonomia europea) nonostante proprio il gas rappresenti la fonte energetica e di gas climalteranti predominante nel Paese e a rilanciare l’opzione nucleare, ripiegando sul tema della ricerca, già ampiamente finanziata, per rispondere a chi chiedeva conto dei risultati plebiscitari di ben due referendum. E ad oggi sono stati fatte solo insignificanti riduzioni dei 21,6 miliardi di euro di Sussidi ambientalmente dannosi stimati dal Mite per il 2020.

Le tre associazioni chiedono, quindi, di adeguare gli strumenti operativi tenendo conto dell’innalzamento dei target di riduzione delle emissioni climalteranti a livello europeo, avviando la conseguente revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima), con un adeguato processo partecipativo e di consultazione, del resto previsto dalle normative comunitarie. Ricordano, anche, come si attenda ancora versione aggiornata e definitiva del Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, nonostante il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, e la siccità, un atto importante per dare il via anche ad analoghe azioni a livello regionale e comunale, particolarmente in ambito urbano, evitando di promuovere progetti ormai superati.

TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Si rileva inoltre, come sinora le risorse assegnate dal PNRR e dalla Legge di Bilancio 2022 alla tutela della biodiversità sono state marginali e non corrispondenti all’ambizione espressa dal Governo italiano in campo internazionale, con gli impegni assunti in ambito G7 e G20, coerenti con l’obiettivo di arrestare e invertire entro il 2030 la curva del declino della biodiversità. Nel PNRR alla tutela della biodiversità sono stati assegnati sino al 2026 appena 1,19 miliardi di euro equivalenti allo 0,5% dell’ammontare complessivo del PNRR (191,5 mld di euro), mentre nella Manovra 2022 i fondi ordinari iscritti nel bilancio del MiTE, per quest’anno ammontano, a 356 milioni di euro, l’1% dell’ammontare della manovra, assegnati complessivamente alla tutela del mare, alle aree protette, al controllo sul commercio delle specie in via di estinzione e per i controlli ambientali.

Le associazioni attendono un cambio di passo rispetto agli impegni assunti sinora in vista della prevista approvazione entro l’anno della Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030 che deve puntare, in coerenza, con la Strategia Europea, a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, assicurando una protezione integrale al 10% del nostro territorio, e destinare il 10% del territorio agricolo alla tutela della biodiversità naturale, individuando in tutti i fondi europei, nazionali e regionali le risorse adeguate per realizzare in maniera coordinata il Programma di attuazione e il Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi previsti dalla stessa SNB. Obiettivi che difficilmente si raggiungeranno se permarrà l’inerzia del MiTE nell’istituzione dei nuovi Parchi nazionali e delle Aree marine protette previsti (Portofino, Matese, Costa Teatina, Costa del Conero) e non si procederà alla nomina dei vertici dei Parchi nazionali ancora commissariati o prorogati a causa del COVID-19.

AGRICOLTURA

Il primo importante banco di prova per mettere in campo uno strumento efficace per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura è stato clamorosamente mancato. Nel redigere il Piano Strategico Nazionale – principale documento di programmazione della nuova Politica Agricola Comune (PAC) post 2022 e principale strumento finanziario per la stessa SNB 2030 – il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, MiPAAF, senza che il MiTE rivendicasse appieno il suo ruolo di autorità ambientale nazionale nella redazione del documento di programmazione al pari delle Regioni, pur prevedendo misure utili a favore del biologico, ha previsto insufficienti interventi e impegni per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela della biodiversità e per limitare gli impatti legati al sistema degli allevamenti intensivi, a cominciare dalla riduzione di densità e numero di animali allevati.

Ora gli ambientalisti chiedono che i tre Ministeri competenti (MiPAAF, MITE e il Ministero della Salute) approvino il nuovo Piano di Azione Nazionale per la gestione sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto nel febbraio 2019, che dovrà essere aggiornato con l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030 in coerenza con le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare richiederebbe maggiore impegno su innovazioni tecnologiche, ricerca, sperimentazione nel settore produttivo, ma all’innovazione nel settore dell’economia circolare il PNRR assegna solo 600 milioni di euro, pari allo 0,3% di tutte le risorse del Piano. Inoltre, dei 2,10 miliardi di euro assegnati specificamente sino al 2026 dal PNRR all’economia circolare, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di impianti per la gestione di rifiuti urbani, i cui costi sono già coperti dalle tariffe di conferimento degli RSU, che quindi dovranno essere inevitabilmente ridotte. Queste scelte sono state fatte in assenza di un disegno strategico coordinato, confermato dalla mancata definizione ad oggi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, del Programma nazionale per la prevenzione dei rifiuti, atteso dal 2020, e di un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti.

Le tre associazioni attendono che venga rispettato l’impegno a presentare la Strategia nazionale per l’economia circolare, richiesta dalla Commissione Europea, entro giugno, definendo così obiettivi e scadenze entro i quali raggiungere i traguardi posti dalla UE in settori strategici quali plastica, tessile, elettronica, consumi alimentari e idrici, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni, gestione dei rifiuti.

PLASTICA

Sempre a proposito di sostenibilità ambientale Greenpeace Italia, Legambiente e WWF ricordano la riluttanza del Governo e del MiTE sul contrastare la dispersione nell’ambiente della plastica, intervenendo efficacemente sulla produzione (l’Italia è leader europeo nella produzione della plastica monouso) e il consumo. Nella Manovra 2022 è stata rimandata ancora di un anno la decorrenza della plastic tax (introdotta con la legge di bilancio 2020) e la Commissione Europea ha inviato una comunicazione ufficiale all’Italia per le deroghe contenute nella norma di recepimento della Direttiva SUP (D.Lgs. n. 196/2021) sulla plastica monouso.

Proprio a tal proposito le tre associazioni chiedono al governo di attivarsi per rispondere ai rilievi posti dalla UE al nostro Paese sulle disposizioni introdotte nella legge italiana di recepimento della Direttiva SUP in contrasto con la direttiva europea, rafforzando misure che disincentivino il monouso e sostengano il ricorso a imballaggi riutilizzabili.

L'autore

Marco Fratoddi
Marco Fratoddi
Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. E' responsabile per le attività sui media digitali dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica, collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

Marco Fratoddi

Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. E' responsabile per le attività sui media digitali dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica, collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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