Australia in fiamme, dentro una catastrofe globale causata dal cambiamento climatico
Da quattro mesi l’Australia, dopo i roghi che hanno funestato durante tutto lo scorso anno l’Amazzonia, è vittima di una disastrosa catastrofe ambientale. Gli incendi che stanno distruggendo i territori del Nuovo Galles del Sud e del Victoria sembrano tenuti a bada dalla pioggia che cade durante le ultime ore su entrambi gli Stati. Ma queste precipitazioni potrebbero davvero porre fine all’emergenza?

Il Bureau of Meteorology, che monitora gli eventi ambientali del paese sostiene che questi forti temporali, anziché domare le fiamme, contribuiscono ad accrescerle. Per capire meglio la situazione, procediamo con ordine. Sono ormai anni che gli incendi tormentano il continente australiano, ma durante gli ultimi mesi sono stati così intensi ed estesi da generare un sistema meteorologico autonomo. I roghi hanno dato vita al fenomeno dei cosiddetti piro cumulonembi, vale a dire delle formazioni nuvolose in grado di originare forti temporali che, attraverso fulmini e raffiche di vento, trasportano in aria i tizzoni ardenti. Un piro cumulonembo, rispetto ai classici cumulonembi, ha la sola differenza di essere prodotto dal calore dagli incendi anziché dalle correnti ascensionali generate dal calore del terreno. Tutto questo a causa del global warming, visto che le alte temperature e la siccità rappresentano le condizioni ideali per lo sviluppo di questi fenomeni, come ha ricordato peraltro nelle scorse ore Russel Crowe, l’attore australiano che ha vinto il Golden Globe come migliore interprete di una miniserie ma che non si è recato a Hollywood per ritirare il premio preferendo rimanere, come ha riferito Jennifer Aniston, accanto alla sua famiglia in un momento tanto tragico per il suo paese.
Sent this to a friend. Thought I’d share with you too . Fires still burning , logs smoking everywhere you look.
Got halfway to where we were trying to get to, will try again in the morning when it’s cooler. pic.twitter.com/eCjR8QXXMm— Russell Crowe (@russellcrowe) November 25, 2019
Ed ecco il risultato: da settembre sono morte 24 persone e oltre 487 milioni e mezzo di animali, sono bruciati oltre cinque milioni di ettari in cinque Stati (comprese le antiche foreste del Nuovo Galles del Sud, provocando l’emissione di circa 250 milioni di tonnellate di CO2), l’aria di Canberra è stata recentemente qualificata come la peggiore del mondo. E l’estate in Australia è appena cominciata dopo la primavera più secca di sempre nel paese. Il servizio meteorologico nazionale ha allertato che le temperature continueranno ad alzarsi.
Il servizio di Abc News, fra le reti più seguite in Australia
In queste settimane i conservatori, che governano il paese dal 2013, sono stati molto criticati per non avere preso una posizione trasparente sul cambiamento climatico, anche a causa degli interessi nazionali nell’industria mineraria e del carbone. Il governo ha riconosciuto l’emergenza ma è stato anche ricordato che in Australia gli incendi fanno parte del clima e degli ecosistemi del territorio: nel 1974 furono provocati da una crescita eccessiva della vegetazione dovuta alle forti piogge, nel febbraio 2009 circa 180 persone morirono nello stato di Victoria durante il catastrofico “sabato nero”. Eppure dicembre si sono registrate temperature mai raggiunte prima in Australia: 40,9° C il 17 dicembre e addirittura 41,9° C il giorno seguente.
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Per fortuna il primo ministro Scott Morrison ha dichiarato che, per fronteggiare lo stato di emergenza, il governo stanzierà due miliardi di dollari australiani per i prossimi due anni. Il paese sta affrontando una delle peggiori crisi della sua storia e a rimetterci è un habitat prezioso per l’intero pianeta, con diverse specie a rischio di estinzione.
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L'autore
- Avida esploratrice della vita, le caratteristiche che più mi distinguono sono la curiosità e l’ambizione, che mi spingono sempre a dare il meglio e a scovare la verità.
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