Roghi nella cosiddetta Terra dei fuochi

Io, giornalista in cammino. La testimonianza di Toni Mira

Il giornalismo si fa coi piedi, perché “per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe”, come diceva il grande inviato Ettore Mo. Niente può sostituire il contatto diretto con la realtà, con la notizia. Non lo può internet, non lo possono i social, non lo possono video e foto, pur di alta qualità. E questo vale ancor di più per il giornalismo ambientale e in particolare per quello d’inchiesta. Purtroppo ormai quasi estinto, a favore di un giornalismo che sfrutta fonti e documenti, spesso poco verificati, giornalismo da scrivania, giornalismo “buca delle lettere” di altri.

Non è il mio giornalismo, quello che ho imparato tanti anni fa da grandi colleghi. Non si può raccontare il dramma e gli “affari” della “terra dei fuochi” senza sentire la puzza dei rifiuti e l’acre odore dei roghi che respirano i cittadini di quella terra. Non si può raccontare il dissesto idrogeologico di tante nostre regioni senza sporcarsi le scarpe di fango. Non si possono raccontare i terribili danni degli incendi senza aver camminato in un bosco incenerito che ancora fuma. Non si può neanche raccontare la splendida natura dei nostri parchi senza averli vissuti all’alba, zaino in spalla, assieme a un guardiaparco. Giornalismo sui sentieri, sulla strada, in cammino. “Sei un cronista da marciapiede”, mi disse tanti anni fa un mio vicedirettore, facendomi il più bel complimento.

Eppure non basta essere su un territorio, viverlo, toccarlo se non ci si arriva preparati. Il giornalismo, quello ambientale, quello d’inchiesta, non si improvvisa. Richiede preparazione, studio. Anche scientifico e giuridico. Per capire quello che poi si vede e per spiegarlo correttamente ai nostri lettori. Perché è per loro che lavoriamo, non per i colleghi, tantomeno per i “palazzi”. Non ci può essere approssimazione. Sta a noi conciliare rigore e narrazione. Si può essere corretti e gradevoli. Non per forza noiosi o didascalici. Prima di scendere sul campo bisogna studiare quel campo, anche attraverso la cura delle fonti, tema delicatissimo da non sottovalutare mai. Da verificare sempre, con grande attenzione e severità.

Ma serve un’ultima qualità, forse la più importante. Un giornalista o è curioso o è meglio che cambi mestiere. Bisogna avere occhi capaci di vedere, intuire, prevedere. Che percepiscano i segnali di una possibile notizia. Una qualità che non ti fa girare gli occhi da un’altra parte ma che ti spinge ad andare a vedere cosa c’è, ad esempio, dietro un fumo nero. Anche se sei in ferie. Qualità innata o frutto di allenamento, ma necessaria, indispensabile. Solo la curiosità, solo occhi vigili e curiosi ti possono spingere sulla notizia.

Difficile? Sicuramente. Scomodo? Certo. Ma il giornalismo, quello vero, non può che essere così. Non può essere un lavoro da scrivania, da divanetti, e neanche da terminale. Non è un lavoro comodo. Giornalismo è piedi, testa e occhi. Scomodo per sé, scomodo per chi ci vorrebbe semplici passacarte.

L'autore

Toni Mira
Toni Mira
Antonio Maria Mira è nato a Roma il 5 gennaio 1954. E’ caporedattore nella redazione romana di Avvenire, giornale per il quale da anni cura le inchieste e i dossier di approfondimento. Fa parte della Commissione Consultiva Permanente di Avviso pubblico, è stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Alpi-Hrovatin, Ha vinto numerosi riconoscimenti fra cui nel 2006 il premio “Ambiente e lagalità” assegnato da Legambiente, nel 2007 il “Premio Saint Vincent” per il giornalismo d’inchiesta, il maggior riconoscimento italiano nel campo dell’informazione, nel 2010 ha vinto il premio “Sentinella del Creato” promosso da Greenaccord, Ucsi e Ordine dei giornalisti. Nel 2013 ha vinto il Premio Costruttori di Pace, promosso dalla Rete del Servizio civile e del disarmo, per l’informazione sulla lotta alle mafie e il Premio Giornalistico Nazionale per il turismo e l’ambiente “Gennaro Paone”, per le inchieste sulla “Terra dei fuochi”.

Toni Mira

Antonio Maria Mira è nato a Roma il 5 gennaio 1954. E’ caporedattore nella redazione romana di Avvenire, giornale per il quale da anni cura le inchieste e i dossier di approfondimento. Fa parte della Commissione Consultiva Permanente di Avviso pubblico, è stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Alpi-Hrovatin, Ha vinto numerosi riconoscimenti fra cui nel 2006 il premio “Ambiente e lagalità” assegnato da Legambiente, nel 2007 il “Premio Saint Vincent” per il giornalismo d’inchiesta, il maggior riconoscimento italiano nel campo dell’informazione, nel 2010 ha vinto il premio “Sentinella del Creato” promosso da Greenaccord, Ucsi e Ordine dei giornalisti. Nel 2013 ha vinto il Premio Costruttori di Pace, promosso dalla Rete del Servizio civile e del disarmo, per l’informazione sulla lotta alle mafie e il Premio Giornalistico Nazionale per il turismo e l’ambiente “Gennaro Paone”, per le inchieste sulla “Terra dei fuochi”.

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