I leoni in piazza Corte, a Cassino, durante il restauro (Foto: Google Maps)

Cassino, bentornati leoni in Piazza Corte

Nel mezzo di Piazza Corte, una delle più importanti di Cassino, due imponenti leoni di marmo presidiano e custodiscono il Palazzo Badiale. Simbolo del coraggio e della rinascita della città, dopo la Seconda Guerra Mondiale, secondo un’incisione riportata sul lato (di cui però non si hanno ulteriori riscontri) risalirebbero all’anno 850. Nel 1987, dopo un sommario restauro, furono ricollocati in questa sede, ma di recente sono stati restaurati dalla dottoressa Federica Valente, laureata all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. L’intervento si è reso necessario in seguito all’impatto di un’automobile sulle sculture, avvenuto il 2 gennaio 2020.

«Il primo intervento è stato quello di risistemare il leone nella sua posizione originale e per fare questo si è dovuto prima incollare una parte della base e sollevare il leone», racconta la dottoressa, «Una volta incollata la base, si è potuto riposizionare il leone sopra di essa. Sono stati poi fatti agire per una settimana degli impacchi con polpa di carta e biocida, ripetuti più volte fino all’estinzione di tutti i microrganismi, che avevano alterato il colore del marmo. Di fatti il risultato è stato quello di riportare il colore originale».

Foto della Dottoressa Federica Valente, la restauratrice
La Dottoressa Federica Valente, la restauratrice

 

Quanto era necessario svolgere questo lavoro? Infondo l’incidente ha danneggiato solo uno dei leoni. «Il problema principale era l’attacco biologico: microrganismi avevano creato una patina di bruno-nera sulla superfice originale, che ormai era anche alterata come colorazione». Quindi, in realtà, il nefasto avvenimento è stato solo la causa scatenante dell’intervento che era già da tempo necessario. «Un’altra problematica erano gli interventi precedenti, fatti dallo scultore che aveva ricomposto i frammenti del leone, utilizzando per le stuccature una resina non idonea per composizione e morfologia». A complicare il restauro è stata, quindi, anche la necessità di “rimuovere la vecchia stuccatura” utilizzandone una più conforme. «Dove ciò non è stato possibile perché troppo dura (quindi la sua rimozione avrebbe portato ulteriori danni) è stata semplicemente abbassata e poi ricoperta con la malta con cui sono state fatte le stuccature», dice l’esperta, e aggiunge «La polvere di marmo è stata selezionata in base al colore dei leoni, in modo che si accordi cromaticamente alla superfice originaria di marmo». In effetti «lo stato della conservazione dei leoni era abbastanza precario».

 

 

Non può darsi per scontata la necessità di ridare importanza ai nostri beni, rappresentazione concreta della nostra cultura cittadina e nazionale. È per questo che svolgere «il mio lavoro acquisisce sempre più importanza, soprattutto quando il restauro serve a raccontare quanto fondamentali siano il rispetto e la conoscenza della storia di opere tanto rilevanti». Il fatto che ci sia stato bisogno di un incidente, di una tale gravità, per attirare l’attenzione su delle opere tanto importanti, per rendersi conto di quanto fossero rappresentanti per la comunità, è veramente grave. E realizzare che serva una scusa per intervenire con un lavoro di restauro su dei beni culturali e non l’effettiva necessità «non può che portare alla rovina della nostra memoria e di conseguenza della nostra identità collettiva».

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Agnese Palombo
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"Adgnosco veteris vestigia flammae"

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